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Ecco le tre architetture Intel dedicate all'AI agentica
C'è un filo conduttore che lega i tre progetti presentati da Intel a Hot Chips 2026, la conferenza californiana che da quasi quarant'anni fa da vetrina tecnica per i grandi produttori di semiconduttori: l'idea che l'intelligenza artificiale agentica (quella capace di eseguire compiti in autonomia, non solo di rispondere a un prompt) non possa più essere servita da un'unica classe di hardware. L'azienda di Santa Clara ha scelto di rispondere con tre architetture distinte, pensate per convivere lungo l'intera catena che va dal rack del data center al portatile di fascia media. Diamond Rapids, Crescent Island e Wildcat Lake sono i nomi in codice attorno a cui ruota questa strategia.
Ogni token generato da un modello linguistico ha un costo in energia, raffreddamento e ammortamento dell'infrastruttura: quando gli agenti software moltiplicano le richieste, quel costo diventa la variabile che decide se un progetto aziendale resta in piedi o viene archiviato. È questa la logica dietro Crescent Island, la nuova GPU per data center dedicata all'inferenza, progettata per aumentare il numero di token prodotti a parità di infrastruttura esistente.
La scheda punta esplicitamente sulla praticità di installazione: 350 watt, formato PCIe, raffreddamento ad aria. Nessun impianto a liquido e soprattutto nessuna riprogettazione della sala server, un dettaglio non secondario per le molte aziende europee che operano in centri già esistenti e con vincoli di potenza. Sul piano tecnico Crescent Island monta 32 core Xe e 256 XMX Engine basati su architettura Xe3P, affiancati da un massimo di 480 GB di memoria LPDDR5X: capacità pensata per ospitare modelli più grandi, finestre di contesto più lunghe e un numero maggiore di agenti attivi in parallelo.
Sul versante del calcolo generale c'è Diamond Rapids, la prossima generazione di Xeon, costruita interamente su tecnologia Intel e in particolare sul processo 18A-P, variante ottimizzata per consumi e prestazioni. L'architettura è nuova e combina blocchi di calcolo adattabili, un tessuto di memoria unificato e un sottosistema di I/O flessibile. I numeri parlano di un massimo di 256 core con 1,28 GB di cache di ultimo livello, 16 canali di memoria a 12800 MT/s e 128 linee PCIe Gen6 con supporto CXL 3.0.
A rendere possibile questa densità sono le tecniche di assemblaggio: packaging 3D Foveros Direct e interconnessione UCIe-S, lo standard aperto per collegare chiplet di origine diversa all'interno dello stesso package. Si aggiungono le Advanced Performance Extensions (APX) e una versione potenziata delle Advanced Matrix Extensions (AMX), il set di istruzioni che accelera le operazioni matriciali alla base dell'inferenza.
Il terzo tassello arriva invece sulla scrivania dell'utente. Wildcat Lake, che debutta commercialmente come famiglia Intel Core Series 3, è pensato per notebook attenti al prezzo e per piattaforme edge intelligenti. Realizzato su processo Intel 18A, abbina 2 core performance e 4 core efficiency, grafica integrata Xe3 con accelerazione XMX e una NPU capace di 17 TOPS destinata ai carichi di AI ibrida, quelli che si dividono tra dispositivo e cloud. Completano il quadro il supporto fino a LPDDR5X-7467, il Wi-Fi 7 e il Bluetooth 6.0. Wildcat Lake è inoltre il primo processore Intel a impiegare UCIe, aprendo la strada a package multi-chip economicamente sostenibili anche nella fascia di mercato più ampia.
"L'AI agentica sta cambiando alla radice il modo in cui progettiamo e distribuiamo il calcolo, dal transistor fino all'architettura di sistema", ha spiegato Pushkar Ranade, chief technology officer di Intel, secondo cui la direzione è quella di integrare strettamente calcolo generico e acceleratori dedicati, sfruttando packaging avanzato e tecnologie chiplet aperte per costruire sistemi capaci di adattarsi al carico di lavoro rimanendo dentro i vincoli reali di potenza, costo e installazione.
Il quadro che ne esce è chiaramente eterogeneo: Diamond Rapids come base di calcolo scalabile, Cr