// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Un'AI privata in azienda si può far girare davvero, ecco cosa serve
Chiudevamo con una promessa: parliamo di intelligenza artificiale privata, e del fatto che ogni prompt inviato a un modello esterno è un dato che lascia la tua azienda. È vero, ma va detto con precisione, perché è proprio sull'imprecisione che si giocano le figuracce, e i lettori di Tom's Hardware queste cose le sanno. Lo raccontavamo proprio nel pezzo precedente di questa serie.
Partiamo dallo smontare un luogo comune. Non è vero che "tutto quello che scrivi a ChatGPT viene usato per addestrare il modello". Dipende dal piano che usi: sugli account consumer, il ChatGPT Free o Plus che usa il dipendente di sera e magari anche in ufficio, le conversazioni possono essere usate per migliorare i modelli, a meno che tu non disattivi l'opzione nelle impostazioni.
Sui piani business (Team, Enterprise, e sull'API) i dati non vengono usati per l'addestramento in modo predefinito: lo dichiara OpenAI stessa, e vale in forma analoga per Anthropic e per Gemini via Google Cloud, con alcune differenze tra i piani.
Ma qui scatta la distinzione che quasi nessuno fa: "non usato per addestrare" non significa "non conservato". Anche quando l'addestramento è disattivato, i dati vengono comunque trasmessi, elaborati e trattenuti per un periodo: sull'API, in genere fino a 30 giorni per il monitoraggio degli abusi, salvo accordi di zero data retention.
Il prompt esce comunque dal tuo perimetro. La domanda giusta quindi non è "mi addestrano il modello?", ma: una volta che quel dato è uscito, chi lo controlla, e per quanto?
Che la risposta a quella domanda non sia scontata lo ha dimostrato un episodio molto concreto. Nel 2025, nell'ambito della causa per copyright tra il New York Times e OpenAI, un tribunale ha ordinato a OpenAI di conservare i log delle conversazioni prodotti da quel momento in avanti, scavalcando le normali politiche di cancellazione. Quel provvedimento riguardava i piani consumer (Free, Plus, Pro, Team) e i clienti API senza accordo di zero data retention; ne erano esclusi ChatGPT Enterprise, Edu e le API con ZDR.
OpenAI ha poi dichiarato che l'obbligo di trattenere quei nuovi contenuti è cessato a fine settembre 2025, ma la causa prosegue e all'inizio del 2026 è stato ordinato di produrre un campione di log anonimizzati.
Il dettaglio tecnico è meno importante della lezione: una policy di cancellazione è una promessa, non una legge di natura, e può essere superata da un ordine esterno su cui tu, cliente, non hai voce. Chi ha letto il primo articolo di questa serie riconoscerà il tema: è lo stesso della sovranità dei dati, solo applicato all'AI.
E allora l'unico modo per essere certi al 100% che un dato non esca, è non farlo uscire affatto: farsi girare il modello in casa. La buona notizia del 2026 è che questo, per la prima volta, è alla portata di moltissime aziende.
Fino a poco tempo fa "AI in casa" voleva dire accontentarsi di modelli scadenti. Non è più così. La generazione di modelli a pesi aperti uscita tra il 2025 e il 2026, le famiglie Qwen, Llama 4, Mistral, DeepSeek, Gemma, i Phi di Microsoft e persino gpt-oss, i modelli aperti rilasciati da OpenAI, è ormai competitiva con i modelli chiusi via API sulla stragrande maggioranza dei compiti aziendali reali: redazione, sintesi, classificazione, supporto, analisi di documenti, codice.