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Nvidia rincara i server AI per la seconda volta in due mesi, e non è finita
NVIDIA ha comunicato ai propri clienti un nuovo aumento dei prezzi sui server per l'intelligenza artificiale: il 15% in più per i sistemi con chip Vera Rubin e Grace Blackwell, con consegne fissate al primo trimestre 2027. È il secondo rincaro in meno di due mesi: a luglio l'azienda aveva già portato i listini in su del 30% su quasi l'intera gamma di prodotti. Sommati, i due aumenti pesano più della metà del prezzo di partenza di un sistema comprato a giugno.
Vera Rubin è la piattaforma con cui NVIDIA succederà a Blackwell nella fascia più alta dei data center, con le prime consegne attese verso fine 2026. Grace Blackwell, la combinazione di CPU Grace e GPU Blackwell già in produzione, resta oggi il sistema di riferimento per l'addestramento dei modelli più grandi. Sono le due famiglie su cui si concentra la domanda enterprise, ed è lì che il rincaro colpisce con più forza.
Il 15% di agosto non spiega da solo cosa sta succedendo: quello che cambia la lettura è la cadenza con cui arriva. Tra l'annuncio di luglio e quello di agosto passano meno di sessanta giorni, un intervallo che esclude la tesi dell'aggiustamento occasionale legato a un singolo componente. Chi pianifica un acquisto di server AI si trova davanti a un mercato che rivede i listini più volte nello stesso trimestre, un ritmo sconosciuto fino al 2024.
Il calcolo, per chi aveva bloccato un ordine a giugno, è semplice: lo stesso sistema costa oggi, in termini percentuali cumulate, quasi un terzo in più rispetto a due mesi fa. NVIDIA non ha bisogno di motivare pubblicamente ogni singolo rialzo: la domanda per i chip Vera Rubin resta superiore all'offerta, e questo le lascia margine per rivedere i listini più volte nello stesso anno senza perdere ordini.
Sulla carta le alternative esistono: gli acceleratori Instinct di AMD, il silicio proprietario di alcuni fornitori cloud, i chip di startup specializzate in inferenza. Il costo di migrazione dall'ecosistema CUDA resta però alto per chi ha già costruito la propria infrastruttura software attorno ai prodotti NVIDIA, e questo riduce il rischio di perdere clienti anche dopo due rincari consecutivi. È una delle ragioni per cui il mercato ha assorbito entrambi gli annunci senza scossoni evidenti sui titoli azionari.
Il fenomeno era già nell'aria per gli osservatori del settore, che avevano già segnalato il rischio di rincari strutturali legati alla generazione Vera Rubin, prima ancora che NVIDIA formalizzasse la seconda stretta. Nelle stesse settimane erano già raddoppiati i prezzi delle GPU, in appena sei settimane, segno che la pressione si estende all'intera filiera dei componenti, oltre ai sistemi completi già assemblati.
Per un'azienda italiana che valuta l'espansione della propria infrastruttura AI, la domanda decisiva riguarda il momento in cui bloccare il prezzo, prima del prossimo giro di aumenti. La corsa ai data center AI sta triplicando il costo di un server qualunque, anche fuori dal segmento più esclusivo delle GPU NVIDIA. Il rincaro di agosto mostra che la traiettoria prosegue su una scala temporale più stretta rispetto al passato.
L'aumento non riguarda solo chi compra i server: si scarica anche su chi affitta calcolo in cloud, sui fornitori di software e su chi costruisce modelli di intelligenza artificiale sopra quell'infrastruttura. Gaurav Gupta, analista di Gartner, ha spiegato a CIO che i costi più alti colpiscono chi installa i sistemi e chi ne affitta la capacità, produttori di software compresi. La catena di trasmissione del prezzo raggiunge anche chi non ha mai firmato un contratto diretto con NVIDIA.
Il potere contrattuale resta diseguale tra i clienti di NVIDIA. I grandi fornitori cloud possono negoziare condizioni riservate e spalmare l'aumento su milioni di clienti finali, mentre le startup che affittano capacità di calcolo per addestrare o eseguire modelli incassano il rincaro senza margine di trattativa. In un mercato dove gli investimenti nell'AI non hanno ancora prodotto ritorni certi