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L'EPA finisce in tribunale, nel mirino le sostanze per i chip
L’EPA, l’agenzia statunitense per la protezione ambientale, è stata citata in giudizio per avere autorizzato l’importazione e l’impiego di due sostanze chimiche destinate alla produzione di semiconduttori. L’azione legale sostiene che i composti siano stati approvati con restrizioni minime, nonostante i possibili rischi gravi per i lavoratori, la popolazione e l’ambiente.
Le sostanze appartengono alla categoria dei generatori fotoacidi, materiali indispensabili nei processi fotolitografici utilizzati per trasferire i circuiti sui wafer. Quando vengono esposti alla luce, questi composti generano l’acido necessario a modificare selettivamente il photoresist. La loro funzione è quindi centrale nella litografia avanzata, ma manipolazione, contenimento e smaltimento richiedono procedure particolarmente rigorose.
Secondo le contestazioni presentate, l’agenzia non avrebbe determinato quale livello di esposizione possa causare effetti acuti letali o altri danni seri alla salute. I due composti potrebbero inoltre appartenere alla famiglia dei PFAS, sostanze sintetiche caratterizzate da legami chimici estremamente resistenti e capaci di persistere a lungo nell’acqua, nel terreno e negli organismi.
Il contenzioso si inserisce nella strategia statunitense per accelerare il reshoring dei chip e ampliare la capacità produttiva interna. Un ordine esecutivo ha chiesto procedure più rapide per l’approvazione delle sostanze necessarie ai data center, anche se non è stato stabilito se i due composti contestati siano collegati direttamente a quella misura. La corsa agli impianti coinvolge anche l’Europa, dove lo stanziamento di 659 milioni per quattro fabbriche tedesche mostra la portata degli investimenti pubblici nella filiera.
Il nodo giuridico riguarda il Toxic Substances Control Act. La normativa impone all’EPA di vietare o limitare produzione, lavorazione, distribuzione, utilizzo e smaltimento quando una sostanza può presentare un rischio irragionevole. Per il legale Jonathan Kalmuss-Katz di Earthjustice, l’autorizzazione avrebbe capovolto il processo di revisione previsto per i nuovi prodotti chimici.
Il settore dei semiconduttori utilizza PFAS da tempo, mentre ricercatori e aziende stanno studiando metodi per intercettarli e rimuoverli dagli scarichi industriali. Una preoccupazione analoga è emersa nella causa contro la fabbrica di Micron prevista nello Stato di New York: i permessi concessi per aria e acque reflue potrebbero consentire a queste sostanze di raggiungere il fiume Oneida.
I gruppi ambientalisti non contestano la necessità industriale dei composti impiegati nelle fabbriche, ma chiedono limiti capaci di impedire la contaminazione delle risorse idriche e protocolli verificabili per la salute dei lavoratori. L’esito del procedimento potrà incidere sul modo in cui gli Stati Uniti bilanceranno autorizzazioni rapide, crescita della capacità produttiva e controllo delle sostanze persistenti.
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