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L'AI di un drone ha scelto chi uccidere: primo caso documentato
Un drone russo Molniya, equipaggiato con un minicomputer NVIDIA Jetson Orin, avrebbe scelto autonomamente il bersaglio finale durante l’attacco del 6 luglio 2026 a un distributore di carburante di Zaporizhzhia. L’esplosione ha ucciso tre civili. L’inchiesta del New York Times ricostruisce il funzionamento del velivolo attraverso testimonianze di comandanti ucraini, analisi forensi dei relitti e l’esame dei componenti recuperati.
Gli operatori avrebbero programmato il Molniya per raggiungere l’area del distributore, affidando poi al sistema di visione artificiale la selezione dell’obiettivo preciso, probabilmente alcuni serbatoi di propano. Il drone non è riuscito ad aggirare un edificio, ha colpito un muro ed è esploso vicino alle persone che cercavano riparo. Il velivolo apparteneva, secondo le autorità ucraine, a un gruppo di circa sei droni che non trasmettevano segnali radio.
Gli investigatori forensi hanno collegato questa capacità di volo autonomo alla presenza del modulo Jetson Orin, di telecamere e all’assenza di antenne radio. Uno dei computer recuperati era privo di cifratura: l’accesso ai dati ha permesso di esaminare immagini del terreno impiegate per la navigazione e codice associato alle categorie usate dal software per riconoscere i bersagli.
NVIDIA ha riconosciuto nelle fotografie componenti appartenenti alla famiglia Jetson Orin. L’azienda ha precisato che si tratta di prodotti civili, progettati per AI edge, robotica, visione artificiale e macchine autonome, con elaborazione locale dei dati raccolti dai sensori. NVIDIA sostiene inoltre di non vendere direttamente questi moduli in Russia, pur riconoscendo che sono disponibili attraverso rivenditori.
Russia e Ucraina impiegano già sistemi di visione artificiale nella guida terminale dei droni. In queste configurazioni, però, un operatore umano normalmente identifica prima il bersaglio, mentre il software mantiene la rotta durante l’avvicinamento. Nel caso di Zaporizhzhia, le prove analizzate indicherebbero un passaggio ulteriore: al sistema sarebbe stata assegnata anche la scelta dell’obiettivo specifico all’interno dell’area prestabilita.
Kateryna Bondar, ricercatrice del Center for Strategic and International Studies, considera l’episodio il primo caso documentato di vittime civili causate da un drone russo dotato di selezione autonoma del bersaglio. La qualificazione riguarda questo preciso scenario e non equivale alla prima uccisione umana in assoluto attribuita a un’arma autonoma.
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa definisce autonome le armi capaci di selezionare un bersaglio e applicare la forza senza un ulteriore intervento umano. Il CICR chiede regole internazionali giuridicamente vincolanti per limitarne l’impiego, alla luce delle implicazioni umanitarie, legali ed etiche associate alla delega di queste decisioni ai sistemi automatici.
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