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Kit per funghi: specie aliene possono diffondersi in Europa
Il Pleurotus citrinopileatus, fungo ostrica dorato originario dell’Asia orientale, potrebbe essere sfuggito da prodotti destinati alla coltivazione domestica. Oggi è presente fuori dal suo areale in Nord America, Africa, Asia ed Europa, offrendo il caso più documentato di un rischio finora poco sorvegliato: kit, inoculi commerciali e coltivazioni all’aperto possono introdurre specie o ceppi fungini non locali capaci di stabilirsi nell’ambiente.
L’allarme arriva dal preprint “Stranger danger: emerging biosecurity risk from fungus inoculation and cultivation”, pubblicato il 3 febbraio 2026 e firmato da un gruppo che comprende Matthew Wainhouse, Jassy Drakulic, Rich Wright e Lynne Boddy. Il lavoro è indicato esplicitamente come non ancora sottoposto a peer review, quindi le sue conclusioni richiedono ulteriori verifiche. Il documento raccoglie però casi e studi che mostrano una lacuna nelle misure di prevenzione.
Il rischio descritto riguarda specie completamente aliene e genotipi commerciali provenienti da altre aree geografiche, anche quando la stessa specie è già presente localmente. Una volta liberati, questi funghi potrebbero competere con le popolazioni native, incrociarsi con esse e modificarne la composizione genetica. Gli autori indicano possibili conseguenze anche sulle comunità residenti e sul funzionamento degli ecosistemi, mentre la vendita di inoculi micorrizici aggiunge un ulteriore percorso di introduzione intenzionale.
Un riscontro concreto riguarda ancora il fungo ostrica dorato. Uno studio pubblicato su Current Biology nel 2025 ha rilevato in Wisconsin comunità fungine differenti e una minore ricchezza di specie native nei tronchi colonizzati da P. citrinopileatus. Una pubblicazione della British Mycological Society riferisce inoltre popolazioni stabilite in tre siti britannici e segnala che la specie risulta già insediata in diversi Paesi europei.
Il quadro normativo europeo copre il problema soltanto in termini generali. Il regolamento UE 1143/2014 include infatti i funghi nella definizione di specie aliene, ma la lista di rilevanza unionale indicata dalla Commissione comprende attualmente 65 specie animali e 49 vegetali, senza macrofunghi coltivati. Gli autori chiedono quindi valutazioni del rischio più mirate e regole capaci di considerare anche la provenienza geografica dei ceppi commerciali.
Tra le misure proposte figurano l’indicazione in etichetta della specie e dell’origine, la coltivazione confinata delle varietà non locali e la neutralizzazione dei substrati esausti prima dello smaltimento. Le indicazioni della Royal Horticultural Society raccomandano già di tenere al chiuso le varietà non native, impedire la dispersione delle spore e trattare il materiale prima di trasferirlo in giardino o nel compost. Le prove disponibili non dimostrano una crisi della biodiversità estesa a tutta Europa: documentano alcuni insediamenti, effetti locali misurabili e un pericolo plausibile che le procedure attuali intercettano solo in parte.
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