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The Blood of Dawnwalker Recensione: un GDR pieno di cuore e coraggio ma con qualche problema
Rebel Wolves debutta con The Blood of Dawnwalker, un action RPG dark fantasy medievale, ottima narrazione e worldbuilding, ma con alcune lacune tecniche.
ll curriculum vitae di Rebel Wolves, il neonato studio fondato da ex-sviluppatori in forze a CD Projekt RED (già autori della saga di The Witcher e di Cyberpunk 2077), potrà anche essere ancora tutto da scrivere ma quello dei suoi fondatori, tra cui spiccano nomi come Daniel Sadowski, Bartlomiej Gawel e Konrad Tomaszkiewicz (uno dei director di Wild Hunt), parla di un collettivo formato da illustri esponenti dell'industria. Per questo motivo, quando Rebel Wolves ha annunciato al grande pubblico l'inizio dei lavori sul suo primo, grande progetto nato in collaborazione con Bandai Namco, The Blood of Dawnwalker, in molti hanno drizzato le antenne: si sarebbe trattato di un action RPG dall'ambientazione piuttosto peculiare, fondato su un setting oscuro ma incredibilmente accattivante e edificato sui medesimi principi ludici che avevano reso grandi i progetti precedenti degli addetti ai lavori. Con queste allettanti prospettive in mente, abbiamo passato le ultime settimane in compagnia del gioco, un prodotto intrinsecamente dicotomico nella sua filosofia di sviluppo ma dai risultati finali altrettanto polarizzati.
The Blood of Dawnwalker è parecchio evocativo sotto il profilo della narrativa che mescola le ispirazioni classiche della letteratura dark fantasy di matrice europea con una visione parecchio singolare del mito dei vampiri che attinge a piene mani tanto dal folklore e dalle suggestioni della cultura popolare quanto dai dogmi e dalle superstizioni religiose. Siamo nel cuore del XIV secolo in un piccolo villaggio rurale nascosto da qualche parte nelle viscere dei monti Carpazi: Valle Sangòra.
Qui un manipolo di nobili dalla pelle smunta promette di contenere la pestilenza e di guarire gli infermi tramite il potere del sangue che scorre nelle loro vene. Sono i Vrakhiri, i potenti quanto famelici vampiri di questo disperato immaginario fantastico, che nel giro di poco tempo impongono la propria legge sulla Valle. In questo contesto si muove il giovane Coen, uno dei popolani, che subisce una mutazione che lo rende succube della fame dei vampiri. Ma c'è qualcosa di speciale in Coen: al contrario degli altri cacciatori notturni incapaci di camminare sotto la luce diretta del Sole, lui subisce gli effetti della trasformazione solo nelle ore notturne rimanendo perfettamente ‘umano' di giorno. Ciò fa di lui un Vesperale, una creatura rarissima nel mondo del gioco nonché una delle poche, autentiche minacce per il regno del cattivissimo Brancis e della sua Corte di luogotenenti. Quando la famiglia del ragazzo viene rapita, Coen avrà appena trenta giorni di tempo per migliorare le sue abilità, acquisire equipaggiamento adeguato alla lotta e intessere una fitta rete di alleati, così da organizzare l'assalto finale alla Fortezza. Un viaggio lungo e irto di ostacoli che lo porterà a confrontarsi con il tetro retaggio della sua terra e a scoprire verità tutt'altro che semplici da digerire.
Evitiamo di procedere oltre per non anticiparvi le rivelazioni più gustose ma vi basti sapere che l'impianto narrativo imbastito per The Blood of Dawnwalker non è qualcosa che si vede tutti i giorni: il team ha evidentemente investito parecchio tempo e risorse nel delineare un mondo coeso e credibile, una sorta di versione alternativa e per certi versi ancora più decadente di alcune delle più buie pagine del Medioevo europeo, arrivando persino a costituire un'articolata mitologia fatta di figure sacre, credenze religiose radicate e personaggi memorabili con cui potremo stringere legami di amicizia, collaborazione o anche amorosi, in alcuni casi. Tramite i dialoghi con gli NPC (molto spesso conditi da un sistema a scelta multipla che andrà a plasmare il carattere del nostro protagonista nonché a influenzare alcuni dettagli dell'incedere della storia) e leggendo i tantissimi documenti disseminati ovu