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Chi usa l'AI bene e spesso lavora meglio e guadagna di più
Otto occupazioni su dieci, negli Stati Uniti, hanno già almeno un lavoratore su cinque che usa l'intelligenza artificiale generativa per il proprio compito. Dentro quelle stesse occupazioni, però, usarla sul serio resta un comportamento di minoranza: solo il 15% supera il 70% di adozione interna, e appena il 2,8% dei singoli compiti supera la soglia del 50%. Lo ha misurato uno studio della Federal Reserve di Dallas, che ha passato al setaccio l'adozione compito per compito, su un campione rappresentativo dei lavoratori americani, tra agosto 2025 e maggio 2026.
Le risposte le ha raccolte il sondaggio Real-Time Population Survey, che segue il mercato del lavoro statunitense dal 2020. A maggio 2026 il 45% dei lavoratori dichiara di usare l'AI generativa per il lavoro, il 62% se si conta anche l'uso personale. Gli autori sintetizzano così il quadro: "l'adozione attuale è ampia ma superficiale".
Una occupazione entra nella statistica appena un lavoratore su cinque usa l'AI per il proprio compito, e con quella soglia oltre l'80% delle categorie professionali risulta coperto. La sintesi della Fed aggiunge una seconda misura coerente con la prima. Con la stessa soglia, il 40% dei singoli compiti risulta coperto.
Le due misure guardano lo stesso fenomeno da due altezze diverse. Contare le occupazioni racconta una diffusione totale, contare i compiti una minoranza. Quale delle due cifre finisce in testa a una notizia cambia la storia che il lettore si porta a casa.
L'Anthropic Economic Index, dato che l'azienda pubblica sui propri utenti Claude e quindi su clienti paganti anziché su uno spaccato della forza lavoro, aggiunge il profilo di chi adotta. Chi lavora in un'occupazione ad alta esposizione teorica guadagna il 47% in più della media e ha quasi quattro volte più probabilità di avere un master o un dottorato, 17,4% contro 4,5%. Il 30% dei lavoratori ha invece una copertura pari a zero nei dati Anthropic.
Il verso della freccia conta più del dato. I due studi misurano che chi ha già reddito e titolo di studio alti usa l'AI più spesso. Quale delle due cose venga prima, nessuno dei due lo misura.
La promessa implicita in storie come questa è sempre la stessa: usa meglio, guadagna di più. I dati raccontano una storia più vecchia, quella di chi partiva già avanti, e la ricalcano.
Un'analisi che rilegge i dati Anthropic aggiunge il come, oltre al chi: gli utenti iscritti da almeno sei mesi la usano per lavoro nel 49% dei casi contro il 42% dei nuovi arrivati, e la trattano da collaboratore nel 28,2% delle interazioni invece che da esecutore automatico. Fra utenti nuovi e utenti di lungo corso cambia anche il modo d'uso, e resta comunque una misura fatta sugli utenti Claude.
Il quadro macroeconomico si presta alla stessa ambiguità. Le imprese dove l'adozione è più intensa assumono di più, con organici in crescita del 10,2%, secondo una rilevazione di luglio 2026. Anche lì la freccia punta in due sensi: un'azienda che cresce ha i soldi per comprare strumenti nuovi.
Nei conti, intanto, la produttività promessa non compare. Le imprese dicono che l'AI non aumenta la produttività e che l'entusiasmo iniziale si è raffreddato, mentre in ufficio si perdono sei ore a settimana a correggere quello che l'AI produce.