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La truffa estiva con l’AI che punta agli appassionati di auto: è una trappola
Purtroppo chi ha comprato un gonfiabile online con le forme di una Porsche o di una Ferrari dovrà gestire un bel problema.
Con grande superficialità giovani e meno giovani lasciano i dati della propria carta di credito per l’acquisto di prodotti dalla dubbia provenienza. In questo caso, l’oggetto in vendita non esiste nemmeno ed è pubblicizzato con svariati filmati costruiti completamente con l’intelligenza artificiale. Più che aiutare il mondo, l’AI si sta trasformando in un sistema che toglie lavoro, crea confusione negli utenti e viene addirittura usata per fare delle truffe.
Il sistema viene chiamato “drop no shipping” ed è la variante truffaldina del drop shipping, un modello di vendita online (legale) in cui un negoziante vende prodotti ai clienti senza possederli fisicamente in un magazzino. Nella truffa viene mantenuta la parte del marketing online tramite inserzioni sponsorizzate (i video sui social appunto), ma non è prevista la spedizione (no shipping). Pertanto il malcapitato cliente paga per un prodotto che non gli arriverà mai.
Nel caso in oggetto, i truffatori aprono un e-commerce per vendere dei finti gonfiabili con il logo della Porsche, della Ferrari e di altri brand. Successivamente creano dei video con l’AI a costo bassissimo o quasi zero e lo sponsorizzano sui social, soprattutto Instagram e TikTok, per attirare degli appassionati di auto e supercar alla ricerca di un gadget sfizioso per l’estate. Molti dei video generati con l’IA finiscono per diventare virali e sullo store gli utenti interessati atterrano su un sito dove avviene la truffa. I prezzi dei prodotti inesistenti possono anche essere elevati, come denuncia Gabry100milan, utente IG che ha messo in guardia i potenziali clienti.
Nemmeno le persone presenti nei filmati esistono e sono creati con l’intelligenza artificiale. Oltre a una somma che può arrivare a 400 euro, gli imbroglioni prendono anche gli estremi bancari dei clienti e continuano a prelevare mensilmente cifre intorno ai 20/30 euro, inserendole come abbonamento Netflix o Amazon Prime. L’utente crede di pagare per un servizio quando in realtà sta regalando soldi ai truffatori.
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Inoltre, questa nuova truffa è ovviamente una violazione dei diritti dei marchi automobilistici coinvolti, che risultano anch’essi parte lesa. Per la riproduzione fedele di un gadget di un marchio registrato occorre pagare una cifra elevatissima. Per avere un’idea di quanto vale il merchandising per un marchio automobilistico basti pensare che recentemente Aston Martin ha ceduto il 50,1% dei diritti di branding non automotive per ben 550 milioni di sterline.
In passato, la Ferrari ha citato in tribunale una società di modellini auto per aver commercializzato prodotti con il logo del marchio del cavallino. La Casa modenese riteneva che la collezione di modelli violasse i diritti di privativa sul segno a causa dell’assenza di previo consenso.