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La compliance AI delle PMI italiane resta legata all’AI Act, nonostante la pressione USA al G20
Gli Stati Uniti stanno spingendo i Paesi del G20 ad applicare all’intelligenza artificiale le leggi esistenti, riservando nuove regole ai problemi realmente inediti. Per le imprese italiane, tuttavia, i proposti Carolina Principles non sospendono né sostituiscono l’AI Act: acquisti, sviluppo e impiego dei sistemi continuano a richiedere una classificazione dei rischi, responsabilità contrattuali definite e il rispetto degli obblighi europei già applicabili.
La linea americana è stata presentata alla riunione del G20 dedicata all’innovazione, organizzata a Chapel Hill, nella Carolina del Nord, l’1 e 2 settembre 2026. Come riferisce il resoconto sulla pressione statunitense, al confronto hanno partecipato anche dirigenti delle maggiori società tecnologiche: Elon Musk ha criticato l’impostazione europea, mentre Demis Hassabis di Google DeepMind ha chiesto test di sicurezza sui sistemi AI.
Michael Kratsios, consigliere tecnologico della Casa Bianca e direttore dell’Office of Science and Technology Policy, ha invitato i governi a non trattare ogni innovazione come un problema normativo completamente nuovo. Secondo la proposta, i firmatari dei Carolina Principles dovrebbero ricorrere alle discipline già disponibili e introdurre norme specifiche soltanto quando l’AI crea situazioni che quelle discipline non riescono effettivamente a coprire. La posizione comprende inoltre investimenti nella ricerca fondamentale e maggiori opportunità commerciali per le tecnologie emergenti.
Il G20 Innovation Ministerial è stato convocato dal Dipartimento del Commercio statunitense e dalla Casa Bianca con la partecipazione di rappresentanti di oltre venti Paesi. L’obiettivo dichiarato nell’avviso ufficiale del Dipartimento del Commercio era individuare principi capaci di favorire innovazione, ricerca, crescita economica, manifattura e catene di fornitura. Si tratta di un’iniziativa politica internazionale: da sola non modifica i regolamenti europei né la legislazione italiana applicabile alle aziende.
TechRadar, riprendendo le informazioni attribuite a Reuters, riferisce che la Cina avrebbe già aderito ai principi. Pechino non aveva però confermato pubblicamente l’adesione; l’unico elemento riportato direttamente da Kratsios era la valutazione positiva di un incontro con il ministro cinese della Scienza e della tecnologia Yin Hejun. Per chi pianifica investimenti o forniture internazionali, la distinzione tra un sostegno riferito dalla stampa e un impegno formalmente adottato resta sostanziale.
Nell’Unione europea il riferimento rimane il Regolamento (UE) 2024/1689. L’AI Act è entrato in vigore il 1° agosto 2024 ed è diventato generalmente applicabile il 2 agosto 2026, con scadenze differenziate per alcune categorie. Il quadro aggiornato è riepilogato nel calendario applicativo della Commissione, che separa pratiche vietate, modelli general purpose, trasparenza e sistemi ad alto rischio.
Gli obblighi per i fornitori di modelli GPAI, compresi gli adempimenti in materia di trasparenza, diritto d’autore e gestione dei rischi sistemici per i modelli più avanzati, sono applicabili dal 2 agosto 2025. Le pratiche vietate e le disposizioni sull’alfabetizzazione AI hanno iniziato ad applicarsi il 2 febbraio 2025. Una PMI che utilizza un servizio statunitense non esce quindi dal perimetro europeo: contano l’immissione sul mercato dell’Unione, l’uso nell’UE e gli effetti sulle persone che vi si trovano.
Dal 2 agosto 2026 si applicano anche gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50. Chatbot e sistemi interattivi devono informare le persone quando stanno dialogando con una macchina; deepfake e determinati contenuti generati o manipolati devono essere segnalati, anche mediante marcature leggibili dalle macchine nei casi previsti. Come precisato nelle FAQ europee sulla trasparenza, le sanzioni possono arrivare a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale, tenendo conto della proporzionalità per PMI e small mid-cap.
In Italia la governance è definit