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Taiwan rivede i conti sull'energia, l'AI pesa più del previsto
Taiwan ha rivisto al rialzo le proprie stime sulla domanda elettrica, un passaggio che pesa direttamente sulla filiera globale dei chip: il Ministero degli Affari Economici prevede ora una crescita media annua del 2,5% tra il 2026 e il 2035, contro l'1,7% indicato in precedenza.
Il cambio di scenario è rilevante perché l'isola resta uno dei nodi centrali della produzione mondiale di semiconduttori. La crescita attesa dei consumi non arriva da un'espansione generica dell'economia, ma soprattutto dai piani industriali legati ad AI, componentistica elettronica e nuove infrastrutture di calcolo.
Il dato è ancora più interessante se letto accanto all'andamento recente: l'economia taiwanese è cresciuta dell'8,76% nel 2025, mentre i consumi elettrici sono scesi dello 0,3%. Il governo interpreta questa divergenza come il segnale di una struttura produttiva diversa, in cui le aziende dei chip generano più valore per ogni unità di energia consumata rispetto ai settori tradizionali.
Acciaio, petrolchimico e manifattura pesante hanno risentito dell'incertezza sui dazi internazionali, riducendo la produzione e quindi la richiesta di energia. Anche il meteo ha contribuito: tifoni frequenti nei mesi estivi hanno limitato le giornate di caldo estremo e, di conseguenza, l'uso dei condizionatori è rimasto sotto le attese.
Il punto, però, è ciò che deve ancora arrivare. Il ministero prevede un'accelerazione quando i piani di espansione rinviati da produttori di chip e operatori di data center AI diventeranno concreti. È la stessa pressione infrastrutturale che si vede nella corsa a ridisegnare i data center per l'intelligenza artificiale, dove potenza di calcolo, raffreddamento e disponibilità energetica stanno diventando parte dello stesso problema industriale.
Per coprire la crescita prevista, Taiwan intende aggiungere 25,98 GW di nuova capacità termica entro il 2035, soprattutto tramite unità alimentate a gas naturale in impianti pubblici e privati. Nei documenti di pianificazione rientrano anche 4,2 GW di capacità a gas non ancora assegnata, prevista tra il 2033 e il 2035 e da localizzare in base alla domanda effettiva dei grandi utilizzatori.
Il margine di riserva notturno dovrebbe toccare il punto più basso nel 2029, al 7,1%, pur restando pari a circa 3 GW. Dal 2030 l'entrata in funzione di nuove unità dovrebbe riportare il margine oltre il 20% dal 2031, mentre alcuni vecchi impianti termici resteranno disponibili come backup per gestire incertezza della domanda e rischi geopolitici.
Sulle rinnovabili, il governo sposta l'attenzione dalle percentuali di generazione alla capacità installata: l'obiettivo è arrivare a 31,2 GW di solare e 10,97 GW di eolico offshore entro il 2030, per poi salire a 35,02 GW e 18,41 GW entro il 2035. Il nucleare resta fuori dalle ipotesi di lungo periodo, perché non esiste ancora un calendario per l'eventuale riavvio dei due reattori di Maanshan.