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Hubble ha trovato qualcosa di inatteso al polo sud di Saturno
Un gruppo guidato da Agustin Sanchez-Lavega, scienziato planetario dell'Università dei Paesi Baschi, ha analizzato immagini raccolte nel 2023 dal telescopio spaziale Hubble e individuato una struttura nuvolosa a dieci lati al polo sud di Saturno. Il risultato, ottenuto usando le osservazioni dello strumento gestito da NASA ed ESA, è stato pubblicato su Science Advances. Il decagono offre un nuovo laboratorio naturale per studiare come correnti e onde organizzano l'atmosfera di un pianeta gigante.
La struttura misura circa 167.820 chilometri da un'estremità all'altra, mentre ciascuno dei dieci lati raggiunge approssimativamente 16.782 chilometri. Il suo movimento è molto lento rispetto alla rotazione del pianeta: servono circa 800 giorni per completare un giro attorno a Saturno. Il fenomeno è apparso nelle immagini del 2023 dopo una lunga pausa osservativa, poiché l'inclinazione dell'asse di Saturno aveva reso il suo emisfero meridionale non visibile dalla Terra tra il 2012 e il 2023.
Il confronto inevitabile è con l'esagono del polo nord, una configurazione larga circa 32.000 chilometri individuata nel 1988 riesaminando i dati dei sorvoli delle sonde Voyager del 1980 e 1981. Quella figura è rimasta riconoscibile per decenni e sembrava un caso unico nell'atmosfera saturniana. La scoperta meridionale indica invece che i grandi poligoni atmosferici possono formarsi in condizioni diverse e con numeri differenti di lati.
Secondo lo studio, il decagono potrebbe essere prodotto da un'onda serpeggiante intrappolata in un getto atmosferico curvo. Il gruppo ha riprodotto un comportamento simile attraverso simulazioni numeriche di correnti in acqua poco profonda, un modello semplificato impiegato per rappresentare alcuni movimenti dei fluidi planetari. Queste simulazioni utilizzano calcolo convenzionale e non computer quantistici; su un altro fronte, il piano cinese che mette il quantum tra le priorità fino al 2030 mostra quanto le infrastrutture di calcolo siano diventate strategiche per la ricerca scientifica.
La conseguenza concreta riguarda la qualità dei modelli con cui vengono interpretate le atmosfere dei giganti gassosi. Capire quali velocità, perturbazioni e gradienti di temperatura producano un poligono di queste dimensioni può migliorare la meteorologia planetaria e aiutare a definire quali misure dovranno raccogliere telescopi e future sonde. Per chi segue la tecnologia spaziale, il decagono dimostra quante informazioni possano ancora essere estratte dall'imaging a lunga distanza, senza inviare immediatamente un nuovo veicolo verso Saturno.
Il decagono non appare stabile quanto l'esagono boreale: lati e vertici mostrano differenze di luminosità, un indizio che la formazione potrebbe essere ancora in evoluzione. I ricercatori vogliono verificare se nei prossimi anni diventerà più regolare oppure si indebolirà. Un passaggio particolarmente interessante arriverà attorno al 2032, quando la radiazione solare raggiungerà il massimo stagionale alla latitudine di circa 60 gradi sud.
Restano però incognite decisive. Le immagini non rivelano ancora la struttura tridimensionale completa di nubi e foschie, né la distribuzione precisa di venti e temperature; inoltre, le simulazioni in acqua poco profonda non riproducono tutta la complessità dell'atmosfera di Saturno. Serviranno osservazioni ripetute per anni e modelli più avanzati prima di confermare il meccanismo proposto e stabilire se il decagono sia una configurazione duratura oppure un fenomeno transitorio.
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