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Sony stringe le regole contro chi produce giochi spazzatura
Nel mondo dei videogiochi, non tutte le battaglie si combattono tra sviluppatori rivali o su schermi illuminati: alcune si giocano nei corridoi delle politiche editoriali delle grandi piattaforme. Sony sembra aver imboccato con decisione la strada della selezione qualitativa, tagliando i ponti con alcune delle cosiddette software house di shovelware, ovvero quei publisher specializzati nella produzione massiva di titoli di scarso spessore, spesso realizzati in tempi brevissimi e distribuiti a prezzi ridotti.
Il caso che ha fatto più rumore di recente riguarda Afil Games, studio con base in Brasile, che ha annunciato pubblicamente la fine della propria collaborazione con PlayStation. In un messaggio diffuso sui propri canali social, l'azienda ha spiegato che la rottura è conseguenza diretta dell'adozione da parte di Sony di linee guida più rigide per la pubblicazione dei giochi sulla piattaforma. La comunicazione ufficiale non lascia spazio a interpretazioni: PlayStation ha deciso di non proseguire il rapporto con Afil Games per le uscite future.
Al momento, i titoli già presenti sullo store americano di PlayStation (tra cui Chico's Delivery e Damways) risultano ancora acquistabili. Afil ha colto l'occasione per ringraziare i propri giocatori per il supporto ricevuto sulla piattaforma Sony, assicurando al tempo stesso che continuerà a proporre nuove esperienze su Xbox e Nintendo Switch.
Questo episodio non è isolato. Già a gennaio Sony aveva avviato una pulizia di ampia portata, rimuovendo centinaia di giochi dal PlayStation Store, colpendo in modo particolarmente pesante ThiGames, un altro publisher brasiliano che fino a quel momento vantava uno dei cataloghi più ampi sull'intera piattaforma PS4 e PS5. Prima di quella rimozione massiva, solo tre publisher avevano più titoli listati sullo store di ThiGames: Eastasiasoft, Ratalaika Games e Webnetic.
Il fenomeno dello shovelware è una questione dibattuta da anni nelle comunità di appassionati. Questi titoli vengono considerati da molti utenti un elemento di disturbo all'interno degli store digitali, capaci di intasare le vetrine e rendere più difficile la scoperta di produzioni indipendenti di qualità. Eppure esiste anche una nicchia di giocatori che li utilizza deliberatamente per gonfiare il proprio contatore di trofei, il sistema di ricompense virtuali di PlayStation analogo agli Achievement di Xbox, che misura i risultati ottenuti nei giochi.
La stretta di Sony rappresenta dunque un cambio di rotta significativo, con la casa giapponese che sceglie di intervenire attivamente sulla composizione del proprio catalogo digitale. Resta da vedere se questa politica verrà estesa in modo sistematico ad altri publisher dello stesso tipo, e quali criteri verranno adottati per distinguere i titoli meritevoli da quelli destinati all'esclusione.