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Piene da laghi glaciali: il caso del Nepal è solo l'inizio
Il livello del Trishuli sarebbe salito fino a nove metri in circa 30 minuti in una località a valle. La piena che il 26 agosto 2026 ha attraversato il confine tra Nepal e Tibet ha investito il distretto nepalese di Rasuwa, l’area tibetana di Kyirong e i corridoi fluviali Bhote Koshi-Trishuli, mostrando quanto rapidamente possa propagarsi un evento legato ai ghiacciai.
Le analisi preliminari raccolte da ICIMOD indicano come causa probabile il collasso di una massa glaciale. Il materiale avrebbe ostruito temporaneamente un corso d’acqua, creando uno sbarramento poi ceduto con un rilascio improvviso. L’attribuzione definitiva è ancora in corso, quindi questa ricostruzione resta un’ipotesi sostenuta dalle evidenze disponibili e non una conclusione definitiva.
Eventi di questo tipo sono definiti GLOF, acronimo di glacial lake outburst flood: piene improvvise prodotte dal cedimento o dal superamento della barriera naturale che contiene un lago glaciale. La rottura può liberare grandi quantità d’acqua lungo i corsi fluviali sottostanti, lasciando tempi molto ridotti per l’allerta e l’evacuazione delle aree interessate.
La dimensione globale del rischio emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications. La ricerca considera esposte le persone che vivono entro 50 chilometri da un lago glaciale e a non più di un chilometro dalle possibili traiettorie fluviali della piena. Con questi criteri, la popolazione coinvolta raggiunge circa 15 milioni di persone.
La distribuzione è fortemente concentrata nelle regioni montuose dell’Asia, dove vivono 9,3 milioni di persone esposte, pari al 62% del totale. India e Pakistan ne contano rispettivamente circa tre milioni e due milioni; insieme a Perù e Cina, i quattro Paesi raccolgono oltre metà della popolazione globale esposta. I dati richiamati dalla ricerca mostrano inoltre che dal 1990 il numero dei laghi glaciali è aumentato del 53%, la loro superficie del 51% e il volume del 48%.
Il fenomeno riguarda anche le Alpi europee, pur in condizioni di pericolo ed esposizione mediamente inferiori rispetto alle principali regioni himalayane e andine. Il quadro delineato dal Pyrenean Institute of Ecology, insieme alle evidenze sugli eventi asiatici, pone al centro il monitoraggio satellitare dei laghi e dei ghiacciai, i sistemi di allerta lungo le valli e le evacuazioni preventive. Nel caso Nepal-Tibet, l’analisi scientifica dovrà ora chiarire con precisione l’origine e la sequenza del collasso.
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