// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
La sete dell'IA potrebbe calare: la chiave è oltre i server
Il gruppo di ricerca di Fengqi You, esperto di sistemi energetici della Cornell University, ha stimato che entro il 2030 i data center statunitensi potrebbero consumare ogni anno tra 731 e 1.125 miliardi di litri d’acqua. Lo studio, pubblicato nel 2025, considera sia il raffreddamento degli impianti sia l’acqua impiegata per produrre l’elettricità che li alimenta. Proprio questa seconda componente apre una possibilità: intervenire sulle fonti energetiche potrebbe ridurre sensibilmente la domanda idrica associata all’espansione dell’IA.
Molti data center utilizzano almeno in parte l’acqua per assorbire il calore dell’aria o delle superfici e disperderlo attraverso l’evaporazione. Il principio è simile a quello del sudore che raffredda il corpo. I processori possono raggiungere temperature interne di circa 80 °C e richiedono sistemi capaci di allontanare continuamente il calore. Secondo le stime riportate, nel 2023 il raffreddamento dei centri di calcolo negli Stati Uniti ha consumato 66 miliardi di litri d’acqua, meno dell’1% del consumo nazionale.
La percentuale nazionale, però, non descrive da sola lo stress idrico locale. Un impianto in una regione ricca d’acqua può avere conseguenze diverse da uno collocato in un territorio già colpito dalla siccità. L’espansione dei centri di calcolo potrebbe quindi aggravare la pressione sulle risorse in aree come Arizona e New Mexico, anche se agricoltura e alcune attività manifatturiere consumano complessivamente molta più acqua.
Per valutare l’impronta idrica bisogna inoltre guardare oltre il perimetro degli edifici. Una parte consistente dell’acqua viene utilizzata nella produzione di elettricità: nelle centrali termoelettriche alimentate a carbone o gas serve anche a raffreddare e condensare il vapore dopo il passaggio nelle turbine. Le proiezioni al 2030 includono questa componente indiretta, maggiore di quella legata al raffreddamento sul posto. Non sono quindi direttamente confrontabili con i 66 miliardi di litri riferiti al solo raffreddamento nel 2023.
Secondo You, aumentare il contributo di solare ed eolico, che richiedono poca o nessuna acqua durante il funzionamento, potrebbe contenere i consumi. Lo studio esamina anche il miglioramento dell’efficienza dei processori e la localizzazione degli impianti. Costruire dove le risorse idriche sono meno sotto pressione e sono disponibili fonti rinnovabili offre possibilità diverse rispetto a concentrare nuova capacità nelle regioni aride.
Anche le stime relative a una singola richiesta all’IA cambiano rapidamente. Shaolei Ren, della University of California, Riverside, considera già superata una propria stima del 2024 secondo cui scrivere una breve email con GPT-4 poteva comportare un consumo di 500 millilitri d’acqua. I modelli sono diventati più efficienti. Google ha invece stimato nel 2025 cinque gocce per una richiesta di lunghezza mediana a Gemini: esempi che non costituiscono una misura universale applicabile a qualsiasi chatbot.
Resta inoltre un problema di trasparenza dei dati: le informazioni diffuse dalle grandi aziende tecnologiche sono spesso incomplete e poco omogenee. Le cifre al 2030 rappresentano scenari, non consumi già misurati né un esito inevitabile. L’aumento dell’utilizzo dell’IA può sommare molti piccoli consumi, mentre processori più efficienti, sistemi di raffreddamento e fonti energetiche differenti possono modificarne il totale. La pressione sull’acqua dipenderà anche da dove saranno costruiti gli impianti e da come verranno alimentati.
Aggiungi Tom's Hardware alle tue fonti preferite su Google