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Due quotidiani fanno causa a OpenAI e Microsoft per l'AI
Seattle Times e Newsday hanno fatto causa a OpenAI e Microsoft, accusandole di utilizzare il proprio giornalismo senza autorizzazione per alimentare servizi di intelligenza artificiale. I due quotidiani chiedono la distruzione delle copie delle loro opere conservate dalle aziende, ma anche dei dataset di addestramento e dei modelli AI che le incorporano. La richiesta porta quindi il contenzioso oltre la rimozione degli articoli contestati, fino ai sistemi costruiti utilizzandoli.
Al centro dell’azione legale c’è la presunta violazione del copyright. Secondo gli editori, OpenAI avrebbe impiegato i loro articoli come dati di addestramento senza ottenere il permesso. Le accuse riguardano anche il comportamento dei chatbot: nelle risposte alle domande degli utenti, questi riprodurrebbero spesso passaggi dei servizi giornalistici. I ricorrenti contestano dunque sia l’utilizzo iniziale delle opere per sviluppare i modelli, sia la successiva restituzione di parti dei testi attraverso i prodotti AI.
Microsoft è coinvolta perché Copilot si basa sulla tecnologia di OpenAI. Per il gruppo, impegnato anche nello sviluppo dei PC Project Zenith con almeno 64 GB di memoria, la contestazione riguarda in questo caso il servizio AI e il suo legame con i modelli del partner. Gli editori hanno quindi incluso tra i convenuti entrambe le società, estendendo l’azione oltre lo sviluppatore della tecnologia sottostante.
Il danno economico descritto dai quotidiani riguarda i ricavi da abbonamenti. Nella loro ricostruzione, un chatbot capace di fornire direttamente informazioni e risposte ricavate dal lavoro delle redazioni riduce la necessità di visitare i siti delle testate. Il pubblico può così ottenere ciò che cerca attraverso il servizio AI, mentre gli editori sostengono di perdere entrate legate all’accesso al proprio giornalismo.
Seattle Times e Newsday si aggiungono a quasi 400 quotidiani locali che hanno recentemente citato in giudizio le due aziende. Il fronte delle contestazioni comprende inoltre precedenti azioni contro OpenAI avviate dal New York Times, da Ziff Davis, da Merriam-Webster e da Encyclopedia Britannica. Questi procedimenti costituiscono il contesto della nuova causa, senza rappresentare di per sé una conferma delle violazioni denunciate.
La richiesta più incisiva è la distruzione dei modelli AI che incorporano le opere dei due quotidiani. Gli editori includono espressamente anche i dataset di addestramento, oltre alle copie dei contenuti detenute dalle società. Si tratta di una richiesta dei ricorrenti, non di un provvedimento già disposto: non si può quindi concludere che OpenAI o Microsoft debbano eliminare modelli o interrompere servizi.
Al momento della pubblicazione della notizia, le aziende non avevano risposto alla richiesta di commento. Restano da accertare le accuse sull’impiego degli articoli e sulla riproduzione dei passaggi nelle risposte. Il contenzioso mette sul tavolo una conseguenza concreta dello sviluppo dei chatbot: gli editori chiedono di intervenire anche sui sistemi addestrati attraverso il loro lavoro, oltre che sui testi utilizzati.
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