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La Cina consuma più elettricità, ma il carbone inizia a calare
La Cina sta iniziando a soddisfare la crescita dei consumi elettrici riducendo la produzione delle centrali alimentate prevalentemente a carbone. Un nuovo rapporto del centro studi energetico Ember rileva che nel 2025 la produzione termoelettrica è diminuita dello 0,7%, mentre la domanda di elettricità è aumentata del 5%. La generazione da carbone ha smesso di crescere in 17 delle 26 province e regioni analizzate, che insieme rappresentano oltre metà della capacità termoelettrica del Paese e comprendono poli industriali come Shandong e Hunan.
Un calo della produzione termoelettrica si era già verificato nel 2015, ma allora la domanda elettrica era salita appena dello 0,5%. Nel 2025, invece, l'espansione dell'energia pulita ha coperto l'aumento dei consumi e ha cominciato a sostituire parte della generazione fossile. Inoltre, la produzione da carbone risulta sostanzialmente stabile sulla media mobile di dodici mesi dall'inizio del 2024: il risultato annuale si inserisce quindi in una tendenza più estesa, pur senza dimostrare che il declino sia ormai irreversibile.
A sostenere questo cambiamento contribuisce l'accumulo a batterie, che permette di conservare elettricità e restituirla alla rete quando serve. Alla fine del 2024 le batterie hanno superato il pompaggio idroelettrico per capacità di accumulo installata in Cina, registrando un'ulteriore crescita dell'84% nel 2025. Il loro utilizzo medio è circa raddoppiato tra il 2022 e il 2025, indicando che all'aumento delle installazioni si accompagna un impiego più intenso nella gestione della rete.
La trasformazione coinvolge anche l'elettrificazione industriale. In otto degli undici settori monitorati, l'impiego di combustibili fossili ha già raggiunto un picco, prevalentemente dal 2018 in poi. Nel frattempo, la produzione industriale per abitante ha continuato a crescere mentre il consumo pro capite di fonti fossili è diminuito. Nei comparti leggeri, tra cui macchinari, elettronica e tessile, l'elettricità copre ormai circa il 75% della domanda energetica finale. La provenienza di questa elettricità incide sull'impronta delle produzioni tecnologiche, un tema che attraversa anche le pressioni sugli obiettivi climatici di Apple.
Nel complesso, l'elettricità rappresentava il 29% dei consumi energetici finali cinesi nel 2024, contro il 22% del 2015; il confronto è con circa il 23% europeo e il 21% statunitense. Anche i trasporti alimentano questo passaggio: le vendite di camion elettrici sono più che raddoppiate sia nel 2024 sia nel 2025, raggiungendo il 26% delle nuove immatricolazioni di autocarri nell'ultimo anno considerato. Nove camion elettrici su dieci venduti nel mondo nel 2025 sono stati acquistati in Cina.
L'effetto arriva fino alla domanda di petrolio. La Cina importa oltre il 70% del greggio che utilizza, ma la flotta di auto elettriche ha sostituito una domanda stimata di benzina pari a 400.000 barili al giorno nel 2024, rispetto a circa 100.000 nel 2020. Includendo altre forme di elettrificazione, Ember stima una domanda petrolifera evitata di almeno un milione di barili al giorno, con una minore esposizione alle interruzioni delle forniture internazionali.
Il cambiamento riguarda quindi anche la sicurezza energetica e le prospettive dei produttori di combustibili fossili. Tra il 2000 e il 2025, la Cina ha generato circa metà dell'incremento mondiale della domanda di petrolio e oltre il 90% di quello del carbone. Il Paese continua a bruciare enormi quantità di carbone e la transizione procede a velocità diverse tra le regioni. I dati mostrano però che, in una parte crescente dell'economia, l'elettricità pulita sta iniziando a sottrarre spazio alle fonti fossili anche mentre i consumi aumentano.
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