// PUNTO INFORMATICO — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Codex usato dal 97,9% dei dipendenti di OpenAI
OpenAI ha pubblicato in interessanti informazioni sull’uso di Codex. Il tool per la programmazione agentica viene sfruttato da quasi tutti i dipendenti dell’azienda californiana. I dati confermano che Codex ha cambiato completamente il modo di lavorare, consentendo di migliorare la produttività. L’amministrazione Trump avrebbe intanto chiesto di limitare il lancio di GPT-5.6 per motivi di sicurezza.
Gli agenti AI sono l’evoluzione dei chatbot. Invece di rispondere a singoli prompt e attendere il successivo possono eseguire una serie di attività consecutive in completa autonomia. Codex può aprire le app e simulare le interazioni umane.
Codex è ormai diventato il principale tool lavorativo all’interno di OpenAI. Oggi il tool viene usato dal 97,9% dei dipendenti (era il 40% ad agosto 2025), anche nei dipartimenti non tecnici. Dal mese di agosto 2025, l’uso da parte di utenti non sviluppatori è aumentato di 137 volte (12 volte all’interno di OpenAI).
Oltre l’80% degli utenti utilizza Codex per attività che richiedono almeno 30 minuti di lavoro umano. Ovviamente l’uso di Codex è soprattutto diffuso tra gli ingegneri di OpenAI (99%), ma negli ultimi due mesi è diventato il tool preferito anche negli altri dipartimenti: legale (88%), finanziario (91%) e reclutamento (89%). In pratica, ChatGPT è stato quasi completamente sostituito da Codex.
Il tool agentico sfrutta attualmente GPT-5.5 (disponibile da fine aprile). OpenAI doveva rilasciare pubblicamente il suo successore GPT-5.6. Secondo The Information, l’amministrazione Trump ha chiesto di consentire l’accesso iniziale solo ad un piccolo gruppo di clienti enterprise. Il governo statunitense approverà l’accesso caso per caso. Questa è probabilmente la conseguenza del controllo preliminare (facoltativo) dei modelli AI introdotto con l’ordine esecutivo firmato all’inizio del mese (OpenAI voleva un controllo obbligatorio).
L’intervento del governo potrebbe innervosire i potenziali investitori nell’azienda californiana in vista della quotazione in Borsa. Se ogni nuovo modello verrà “bloccato” dal governo, le azioni perderanno valore. A tale proposito, le fonti del New York Times hanno confermato l’indiscrezione di inizio mese. L’IPO potrebbe essere posticipata al 2027. Le attuali condizioni di mercato non permetterebbero di raggiungere la capitalizzazione di almeno 1.000 miliardi di dollari, come desiderato dal CEO Sam Altman.