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La crisi della memoria è risolta? Questa startup crede di avere la soluzione
Kepler Computing ha raccolto finora 468 milioni di dollari da un gruppo di investitori che include Intel Capital, AMD Ventures, il fondo Gates Frontier di Bill Gates, Temasek e Baillie Gifford, oltre a nomi individuali come l’ex CEO di Intel Pat Gelsinger e il CEO di Uber Dara Khosrowshahi. La startup californiana, fondata nel 2018 da cinque persone guidate dalla CEO Debo Olaosebikan e dal CTO Sasi Manipatruni, promette una memoria capace di aggirare la carenza di HBM che sta facendo salire i prezzi in tutta la filiera AI. Il Dipartimento del Commercio USA ha aggiunto una lettera d’intenti per altri 245 milioni di dollari tramite il CHIPS Act, annunciata a fine luglio come parte di uno stanziamento da 874 milioni diviso fra sette aziende.
Il cuore della tecnologia è un materiale ferroelettrico a base di ossido di afnio e zirconio, impilato in tre dimensioni sopra i chip logici con le stesse attrezzature CMOS già in uso negli stabilimenti, evitando così la litografia ultravioletta estrema che rende costosa ogni nuova linea di memoria avanzata. Kepler ha già riconvertito in otto mesi, contro i 24 tipici del settore, una fabbrica GlobalFoundries per testare circa duemila wafer, ma i primi campioni sono attesi solo nel 2026 e la produzione in volumi non prima del 2027, con un problema di contaminazione da ferro nel materiale composito che, secondo chi ne ha analizzato i limiti, resta da risolvere prima di qualsiasi scala industriale.
Il problema pesa sulla scala industriale: il materiale composito è difficile da rimuovere dalle linee di produzione senza attrezzature dedicate o un isolamento completo, secondo l’analisi pubblicata sui limiti tecnici del progetto. Il termine "stealth" con cui la startup viene ancora descritta convive male con centinaia di milioni raccolti da nomi noti del venture capital, un sito pubblico con fondatori dichiarati, e un accordo CHIPS Act annunciato dal governo USA sei settimane prima.
Nel frattempo il prezzo della memoria HBM continua a salire, Micron avverte che le memorie non tengono il passo della domanda AI, e Samsung e SK Hynix investono 1.300 miliardi di dollari in capacità tradizionale.
Nessun chip commerciale esiste oggi. I campioni arrivano nel 2026, la produzione in volume non prima del 2027, lo scaling su scala industriale negli Stati Uniti nel 2028, nella migliore delle ipotesi. La parola "hackerata" comparsa in alcuni titoli resta un’estrapolazione giornalistica: nelle dichiarazioni dei fondatori il linguaggio resta cauto, parla di sampling e di una tecnologia ancora da validare in produzione.
A decidere di scommettere su una tecnologia non ancora in produzione sono investitori che la memoria la producono o la comprano per mestiere, come Intel Capital, AMD Ventures e GlobalFoundries, insieme al Dipartimento del Commercio USA con una quota di minoranza pagata dal contribuente. A restare fuori, nell’orizzonte 2026-2027, sono le aziende che oggi devono dimensionare un cluster AI e pagano i prezzi HBM correnti: per loro la promessa di Kepler non cambia nulla nel breve termine. Chi ha un orizzonte più lungo può seguire la fase di sampling del 2026 come indicatore reale, più affidabile di un comunicato stampa, per capire se il materiale supera davvero il problema della contaminazione da ferro.
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