// TOM'S HARDWARE ITALIA — CRONACA
L’IA farà film migliori? Il maestro del Fantasy non ha dubbi
Durante una sessione di domande e risposte su Reddit, il famoso regista Guillermo Del Toro ha voluto spiegare perché ritiene che le macchine non potranno mai sostituire la scintilla creativa umana.
Tutto è nato da una domanda diretta di un utente, che ha chiesto al regista messicano di tornare su alcune dichiarazioni rilasciate nel 2024 durante un incontro al British Film Institute di Londra. In quell'occasione Del Toro aveva liquidato l'intelligenza artificiale generativa come capace, al massimo, di produrre "screensaver semi-convincenti". Una battuta tagliente che allora aveva fatto discutere, e che oggi il regista ha voluto approfondire con maggiore precisione.
Il cuore del suo ragionamento riguarda quello che lui stesso definisce processo alchemico: il percorso fatto di tentativi, errori e intuizioni improvvise che porta un'idea grezza a trasformarsi in qualcosa di realmente originale. Secondo Del Toro, un algoritmo può portarti rapidamente a un risultato discreto, ma non potrà mai accompagnarti in quel tragitto imprevedibile che separa un'opera mediocre da un capolavoro.
L'intelligenza artificiale può farti arrivare velocemente a metà del lavoro, ma esiste un confronto dialettico con il processo creativo che ti porta a raggiungere quel dieci per cento superiore. Sono i tre quarti del processo che ti danno la possibilità di pensare a un'idea che le persone non avrebbero mai considerato senza attraversare quel percorso.
Per rendere concreto questo concetto, il regista ha raccontato un aneddoto legato a una delle sue creature più iconiche: l'Uomo Pallido de Il labirinto del fauno. La sua genesi, ha rivelato, nasce da una combinazione improbabile tra la fotografia di una manta e il poster di Phantasm, il celebre film horror di Don Coscarelli.
"Lo avevamo scolpito come un vecchio, con un volto", ha ricordato Del Toro. "Poi ho detto: togliamo il viso. Questo è successo perché avevo visto una foto di una manta e il poster di Phantasm di Coscarelli. Quella combinazione, avvenuta in due momenti diversi nell'arco di una settimana o di un mese, non sono permutazioni che fanno chimicamente parte di un'equazione. Sono alchimia." Il regista ha proseguito spiegando come l'idea di spostare gli occhi sulle mani della creatura sia arrivata solo dopo mesi di convivenza mentale con quel personaggio, in un processo tutt'altro che lineare.
"L'intelligenza artificiale è come un motore velocissimo che genera permutazioni semi-senzienti di cose già esistenti", ha detto Del Toro. "La creazione, invece, riguarda cose che non sono mai esistite prima e che vengono chiamate all'esistenza. C'è poi un secondo aspetto: la perdita dell'apprendistato che ogni artista vive costantemente. Non si diventa mai maestri, si resta sempre apprendisti. È una affinità che sento con Chris Nolan: quando mi ha mostrato la scena in cui Matt Damon galleggia nell'oceano in tempesta, gli ho chiesto come avessero fatto, dato che entrambi condividiamo la passione per gli effetti pratici e per l'uso di modellini fisici. Mi ha risposto semplicemente: lo abbiamo messo in mare, dentro una vera tempesta."
Un terzo ricordo, altrettanto significativo, riguarda James Cameron e il set di Terminator 2. Del Toro ha spiegato come proprio in quell'occasione il regista canadese gli avesse rivelato un principio fondamentale sulla percezione della realtà cinematografica: gli incidenti, gli imprevisti tecnici, spesso sono ciò che rende un'immagine credibile agli occhi dello spettatore.
"Scoprirai che il trenta per cento di una grande inquadratura nasce per caso: una goccia d'acqua che colpisce l'obiettivo, la macchina da presa che trema", ha raccontato. "Ricordo che nel '93 o '94 io e Jim Cameron diventammo amici molto rapidamente. Stavamo guardando insieme la scena di Terminator 2 in cui Robert Patrick, seduto sul sedile posteriore dell'auto, rompe il finestrino con il braccio. Mi ha chiesto se notassi quei bagliori di luce sul vetro. Gli ho detto di sì. Mi ha risposto: li abbiamo la