// SMARTWORLD — HARDWARE & GADGET
Windows 11 cifra il disco in silenzio: come evitare di perdere i tuoi dati
Immaginate di avere un laptop rotto, di estrarne l'SSD, collegarlo a un altro PC per recuperare i file e scoprire che Windows non vi fa vedere nemmeno una cartella senza un codice di recupero a 48 cifre che non avete mai visto in vita vostra. È esattamente quello che è capitato a un utente Reddit qualche mese fa, e la cosa più inquietante è che potrebbe succedere anche a voi, senza che abbiate mai attivato nulla consapevolmente. Il responsabile è una funzione chiamata Crittografia dispositivo (Device Encryption in inglese), che a partire da Windows 11 24H2 è attiva per impostazione predefinita su molti più dispositivi di prima. Il problema è che la stragrande maggioranza degli utenti non sa nemmeno che esiste.
Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
La Crittografia dispositivo (Device Encryption) è una funzione di sicurezza che cifra automaticamente il disco di sistema e tutti gli altri drive interni fissi. Tecnicamente è identica a BitLocker, ma con una differenza fondamentale: mentre BitLocker è una funzione che l'utente attiva manualmente nelle edizioni Pro, Enterprise ed Education di Windows, la Crittografia dispositivo è la versione per Windows Home che si attiva da sola durante la configurazione iniziale.
Secondo Microsoft, se fate l'accesso con un account Microsoft, scolastico o aziendale, la chiave di recupero viene salvata automaticamente su quell'account e potete recuperarla da qualsiasi altro dispositivo. Il problema sorge con gli account locali: in quel caso la cifratura automatica non scatta, ma un produttore può consegnare il PC già cifrato oppure l'utente può attivarla a mano, e in entrambi i casi la chiave non finisce da nessuna parte.
Fino a poco tempo fa questa funzione era riservata a hardware con requisiti specifici. Con l'aggiornamento Windows 11 24H2, però, Microsoft ha rimosso alcuni prerequisiti tecnici legati alla modalità di standby e al TPM, allargando enormemente la platea di dispositivi che si cifrano automaticamente a ogni installazione pulita o reset.
L'utente Reddit citato ad inizio articolo si è trovato in difficoltà perché ha spostato fisicamente il suo SSD, ma in realtà basta molto meno per innescare la schermata di recupero di BitLocker.
Ad esempio, basta aggiornare il firmware del BIOS o dell'UEFI, sostituire il chip TPM, modificare la configurazione del boot manager: tutte operazioni di manutenzione che possono bloccarvi fuori dal vostro PC.
Il motivo tecnico è che BitLocker non si limita a usare il TPM come cassaforte per la chiave: la chiave viene "sigillata" contro misurazioni specifiche dell'ambiente di avvio.
In particolare, il registro PCR 7 del TPM tiene traccia dello stato del Secure Boot. Se quello stato cambia, la catena di fiducia si spezza e il TPM trattiene la chiave finché non viene fornito il codice di recupero. Senza quel codice, i dati sono inaccessibili, anche se il disco è integro e funzionante.
Se il problema del blocco si è già presentato e siete davanti alla schermata di recupero di BitLocker, le opzioni sono poche. Se avete un account Microsoft collegato, la chiave è probabilmente salvata al suo interno: potete accedervi da qualsiasi altro dispositivo andando sul sito ufficiale.