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Il PC si riattiva da solo: come risolvere?
Se il PC con Windows 11 si riaccende da solo dalla sospensione, controlla prima quale modalità di riposo utilizza, poi cerca l’origine dell’ultimo risveglio e verifica periferiche, rete e timer. Per correggere il risveglio indesiderato serve individuare l’evento che lo provoca, modificando un’impostazione alla volta. Un mouse elencato fra i dispositivi abilitati non è automaticamente il colpevole, così come un’attività notturna non dimostra un guasto. I primi controlli sono gratuiti e permettono di conservare le funzioni di riattivazione che usi davvero.
Cerca Prompt dei comandi nel menu Start, scegli Esegui come amministratore e digita powercfg /a, quindi premi Invio. Il risultato elenca gli stati disponibili e può spiegare perché altri non sono utilizzabili: cerca Sospensione S3 oppure Standby S0 a basso consumo, con formulazioni che possono cambiare secondo la lingua del sistema. S3 identifica la sospensione tradizionale; S0 a basso consumo indica Modern Standby. Annota il risultato prima di intervenire: alcune opzioni presenti sui desktop S3 possono mancare sui portatili più recenti.
In Modern Standby il processore può svolgere attività mentre il display resta spento: sentire brevemente una ventola non equivale necessariamente a vedere il computer tornare alla schermata di accesso. Microsoft distingue esplicitamente queste condizioni nella documentazione sulle sorgenti di riattivazione di Modern Standby. Annota quindi se si illumina lo schermo, se senti soltanto rumore e se il portatile è alimentato dalla batteria o dalla presa. Non cercare di forzare S3 con modifiche al registro: la modalità dipende anche dal progetto hardware e dal firmware.
Salva il lavoro, lascia invariati collegamenti e alimentazione e seleziona Sospendi dal menu di spegnimento di Windows. Annota l’ora e osserva se il problema compare subito oppure dopo un intervallo: questa distinzione serve a organizzare le prove, ma non identifica da sola la causa. Appena noti una riattivazione spontanea, raccogli i dati senza avviare un altro ciclo di sospensione. Se al mattino trovi il PC ancora addormentato e lo risvegli manualmente, l’ultimo evento registrato potrebbe invece essere proprio il tuo intervento.
Questi comandi rispondono a domande diverse, come chiarisce la documentazione Microsoft di powercfg. Il dato sull’ultimo risveglio è un indizio sull’evento appena avvenuto; un risultato vuoto o poco descrittivo non esclude un problema. Se compare un controller USB, non hai ancora identificato necessariamente la periferica collegata che ha generato il segnale. Conserva il testo dei risultati insieme all’orario: sarà più utile di una serie di modifiche fatte senza poterle confrontare con quanto accaduto.
La presenza di mouse, tastiera o scheda Ethernet in wake_armed rappresenta una sola autorizzazione, non una prova di responsabilità. Analogamente, un timer attivo indica un risveglio programmato, ma occorre confrontarne la scadenza con l’ora del problema; dopo l’esecuzione potrebbe non apparire più. Organizza gli indizi in tre gruppi, periferiche, rete e attività programmate, e comincia da quello più coerente con il risultato osservato. Se nessuno prevale, procedi con le prove USB, che sono semplici da ripetere e da annullare.
Scollega una periferica alla volta mentre il PC è sveglio, poi rimettilo in sospensione nelle stesse condizioni. Comincia dal mouse o dal suo ricevitore wireless, quindi passa a gamepad, altre periferiche e hub; per le unità di archiviazione usa prima la rimozione sicura. Non estrarre i connettori durante il riposo, perché il cambiamento stesso può alterare la prova. Se un ricevitore serve sia mouse sia tastiera, considera che stai escludendo entrambi: il risultato riguarda quel collegamento, non dimostra quale dei due accessori abbia inviato l’input.
Quando l’assenza di un dispositivo elimina il sintomo, ricollegalo e ripeti il tentativo per vedere se il problema ritorna. Un risveglio immediato consente confronti rapidi; per un