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Ferita a Roma, il marito 'lei viva per miracolo e chi le ha sparato libero'
"Mia moglie è fortemente
spaventata perché l'uomo che le ha sparato, reo confesso,
circola tuttora liberamente e ha facoltà di tornare a vivere
nella stessa zona dove abitiamo. C'è il rischio pressoché
scontato che se lo possa trovare davanti, da sola o quando sta
con nostro figlio". E' quanto dice l'avvocato Valerio Cutonilli,
marito di Cristina Stillitano, la donna colpita il 14 settembre
scorso a Roma, in via della Giuliana, da un pallino sparato con
una carabina ad aria compressa da un uomo individuato e
denunciato in stato di libertà.
"Cristina è viva per miracolo - dice all'ANSA l'avvocato
Cutonilli -, il proiettile di piombo che l'ha colpita è entrato
dalla parte posteriore del tricipite, ha penetrato il muscolo
arrestandosi solo in una posizione avanzata. Attesa la
delicatezza del caso, il personale medico del pronto soccorso
non ha potuto procedere all'estrazione del proiettile. Mia
moglie ha dovuto subire un'operazione chirurgica di alta
specializzazione presso il Cto. Per comprendere la gravità
dell'offesa, va considerato che il proiettile è stato estratto
dal bicipite anteriore. I medici ci hanno spiegato che se
quest'uomo l'avesse colpita pochissimi centimetri più in basso,
colpendo l'arteria ascellare, sarebbe morta per dissanguamento
in pochi minuti".
L'avvocato Cutonilli aggiunge di essere anche lui
"terrorizzato perché quest'uomo, in un arco temporale di pochi
giorni, ha sparato a ripetizione contro esseri umani. Innocui
pedoni a cui mirava, a quanto pare grazie a un puntatore ottico,
come fossero sagome plastificate di un poligono di tiro. Nulla,
e ripeto nulla, fa pensare che intendesse limitarsi a un
ferimento. Se gli inquirenti arrivassero alla conclusione per
cui sparava senza fare differenza tra le parti del corpo (vitali
o non vitali) da centrare nel gioco che pare lo divertisse, la
qualificazione giuridica del reato sarebbe necessariamente più
grave di quella ora ipotizzata.
Inoltre, rileva ancora Cutonilli, "non c'è stato nessun
tentativo di soccorso di mia moglie da parte dello sparatore,
naufragato per la presenza delle forze dell'ordine. Tra lo sparo
e l'arrivo dei carabinieri, non per colpa di questi ultimi, è
intercorso un notevole lasso temporale che avrebbe permesso
sicuramente il soccorso. Con l'occasione, voglio invece
ringraziare l'Arma che ha dimostrato non solo eccellenti
capacità investigative, individuando rapidamente lo sparatore,
ma anche una preziosa e costante umanità verso la vittima".
Infine l'avvocato dice di essere anche "molto spaventato per
quello che potrebbe accadere quando l'attenzione per queste
vicende andrà inevitabilmente a diminuire. Le fotografie di mia
moglie sono di pubblico dominio e non ritengo in alcun modo
accettabile che lei o mio figlio, attesa anche la vicinanza,
possano correre il rischio, domani o tra qualche mese, di
trovarsi di fronte questo signore; eventualità che la porterebbe
a rivivere ogni volta il dramma di queste ore. Per tale motivo -
conclude - stiamo valutando la richiesta di specifiche misure di
sicurezza".
Ferita a Roma, il marito 'lei viva per miracolo e chi le ha sparato libero'
ROMA,
18 settembre 2026, 13:16
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