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L'IA potrebbe farti risparmiare sugli acquisti, ma Amazon non vuole
Amazon ha bloccato dalla notte di domenica 20 settembre l'accesso al proprio store all'agente di intelligenza artificiale Muse, lanciato da Meta solo poche settimane fa, dopo che l'azienda di Menlo Park ha rifiutato la richiesta di escludere il sito di e-commerce dalle attività dell'assistente. Chi provava a completare un ordine tramite Muse si è trovato davanti un pop-up secondo cui l'accesso continuato da parte di un agente non autorizzato viola le condizioni d'uso accettate dai clienti Amazon. La contesa, riportata per prima da GeekWire e confermata da un portavoce di Amazon, riguarda un punto molto concreto: chi controlla il rapporto con il cliente quando è un software a scegliere e pagare.
Il caso è rilevante perché colpisce proprio lo scenario più interessante per il portafoglio di chi acquista: un agente a cui si affida un prodotto, un budget massimo e il compito di sorvegliare il listino giorno per giorno, procedendo all'ordine solo quando il prezzo scende sotto la soglia indicata. In pratica è l'evoluzione degli avvisi di calo prezzo già diffusi in Italia con servizi come Keepa o camelcamelcamel, con una differenza sostanziale: non arriva una notifica, arriva la conferma dell'acquisto. Su prodotti dal prezzo molto variabile, come smartphone, elettrodomestici o schede video, la differenza tra il picco e il minimo storico può valere decine di punti percentuali.
Questo automatismo, però, salta l'intero percorso su cui Amazon costruisce i suoi margini: ricerca interna, risultati sponsorizzati e suggerimenti personalizzati. La pubblicità ha portato al gruppo 68,6 miliardi di dollari nel 2025, una voce che un agente esterno azzera passando direttamente alla cassa. Non sorprende quindi che Amazon spinga sulle proprie soluzioni, da Rufus alla funzione "Buy for Me", e abbia già limitato via robots.txt i bot di Google, OpenAI, Anthropic e Perplexity.
Le obiezioni tecniche restano comunque serie: secondo Amazon, Muse non si identifica durante la navigazione e raccoglie credenziali e dati dell'account. Meta replica che l'assistente non vede password né metodi di pagamento, custoditi in un archivio cifrato, e che i pagamenti passano da Link di Stripe con numeri di carta monouso. C'è poi il tema della responsabilità: se un agente sbaglia ordine, è il negozio a gestire cliente e venditore infuriati.
Sul piano giuridico il quadro è aperto: l'ingiunzione ottenuta da Amazon contro il browser Comet di Perplexity a marzo è stata annullata in agosto dalla Corte d'appello del Nono Circuito, secondo cui chi accede al sito è l'utente, non l'azienda che fornisce l'assistente. Nel frattempo la delega piena resta minoritaria, con solo il 16% degli acquirenti disposto a lasciar comprare un'IA secondo il Commerce Relevance Report 2026 di Coveo. Il risparmio automatico, insomma, dipenderà più dagli accordi commerciali e dalle sentenze che dalla qualità dei modelli.
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