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Taiwan perquisisce Supermicro per sospetto contrabbando NVIDIA
Le autorità taiwanesi hanno perquisito sei abitazioni e tre sedi aziendali nell'indagine sul presunto contrabbando di server equipaggiati con GPU NVIDIA verso la Cina. Il nuovo passaggio coinvolge Supermicro e due soggetti della sua catena di fornitura, segnalando un ampliamento dell'inchiesta oltre i singoli intermediari già finiti sotto osservazione.
Nel perimetro delle verifiche rientrano anche il distributore Albatron Technology e l'operatore data center Chief Telecom. Albatron ha confermato in una comunicazione di Borsa di essere stata oggetto di perquisizione, precisando di non prevedere impatti operativi o finanziari; il titolo ha però perso il 10% a Taipei. Chief Telecom ha indicato attività regolari, mentre le azioni sono scese di oltre il 2%.
Il nodo giuridico è delicato: la normativa taiwanese non qualifica ancora l'esportazione non autorizzata di chip AI verso la Cina come reato specifico. Per questo i pubblici ministeri stanno lavorando soprattutto su ipotesi legate a documenti di spedizione falsificati, una linea già emersa dopo il sequestro di circa 50 server Supermicro destinati a Cina, Hong Kong e Macao.
La vicenda si inserisce nel quadro più ampio delle restrizioni export sui componenti per accelerazione AI, un terreno in cui Stati Uniti e Taiwan stanno cercando maggiore coordinamento. Taipei sta valutando una nuova legge per limitare le vendite di chip AI a clienti cinesi in modo più ampio, non solo verso aziende già in blacklist come Huawei e SMIC.
Finché quel quadro non sarà modificato, le accuse locali devono poggiare su frode e falsificazione. È lo stesso scenario che aveva già portato alla stretta taiwanese sui server NVIDIA diretti in Cina, con le autorità impegnate a ricostruire il percorso dei sistemi dopo l'uscita dai canali ufficiali.
Negli Stati Uniti, invece, lo stesso presunto schema viene perseguito attraverso le norme sui controlli all'esportazione. Un atto d'accusa federale contesta al cofondatore di Supermicro Yih-Shyan Wally Liaw una cospirazione per dirottare verso la Cina server con GPU NVIDIA per un valore di circa 2,5 miliardi di dollari, passando da una società di facciata nel Sud-est asiatico.
Liaw si è dichiarato non colpevole ed è stato rilasciato su cauzione da 5 milioni di dollari, con processo previsto in autunno. Secondo l'accusa, il sistema avrebbe incluso server fittizi e la manipolazione delle etichette con numeri di serie per ingannare gli audit. Le perquisizioni più recenti segnano quindi il passaggio dall'attenzione sui presunti organizzatori alla catena di distribuzione, cioè il punto in cui i server possono uscire dal controllo diretto del produttore.