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Sony sta sbagliando strategia sui port PC? L'ex boss PlayStation rompe il silenzio
L'ex presidente di PlayStation Studios, ormai fuori dai giochi da anni, ha rilasciato un'intervista in cui smonta pezzo per pezzo la logica dietro lo stop di Sony ai port PC dei titoli single player. Il punto di partenza è semplice: secondo Layden, ai suoi tempi il porting non serviva a fare cassa.
L'obiettivo era un altro, portare le IP PlayStation davanti a un pubblico che altrimenti non le avrebbe mai incrociate.
Non per vendere console a quelle persone, specifica, lui stesso ammette di non essere mai stato così ingenuo da pensarlo.
Il ragionamento guardava più lontano: se quei personaggi e quelle storie devono poi diventare film, serie TV, fumetti o linee di merchandising, prima serve che li conosca quante più gente possibile.
Restringere tutto al pubblico PlayStation e sperare di espandersi dopo su altri media, dice, significa partire già con un gradino enorme da scalare.
Questa lettura cozza apertamente con quanto trapelato finora sulle reali motivazioni di Sony.
A inizio giugno Jason Schreier, di Bloomberg, aveva scritto che i port single player semplicemente non generavano abbastanza ricavi e che la casa giapponese vuole tenere le proprie IP più strette alla propria piattaforma.
Per Layden il discorso economico non è mai stato la priorità, almeno non per questa categoria di giochi.
Diverso il discorso per multiplayer e live service.
Qui l'ex dirigente riconosce che l'essere multipiattaforma è quasi obbligatorio, soprattutto per i free to play.