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Rhythm Paradise Groove Recensione, la quintessenza del ritmo nipponico!
Rhythm Paradise Groove torna in grande stile con 80 minigiochi, nuove modalità e uno stile unico che punta tutto sul senso del ritmo.
Quella di Rhythm Paradise (o Heaven, a seconda dei paesi) è una serie di videogiochi ormai decennale, di cui siamo quasi certi abbiate inconsapevolmente sentito parlare, o visto in azione, almeno una volta nella vostra vita da videogiocatori. Magari l'avete confusa con Warioware, sarebbe comprensibile in realtà, oppure siete rimasti incantati di fronte all'abilità di qualche content creator, che riusciva a portare a compimento i minigiochi coloratissimi e ritmatissimi che compongono questo o quel capitolo...a occhi chiusi.Follia? Insomma: Rhythm Paradise Groove è attualmente la quintessenza del ritmo ludico giapponese: preciso, vario, divertente, ma anche sfidante e peculiare nelle meccaniche. Mai macchinoso, ed è forse questo il bello: bastano 2 pulsanti (a volte uno), il senso del ritmo e la concentrazione per goderselo. Gli occhi, per quanto graziati da uno stile colorato e peculiare, in realtà anche ai livelli meno "competitivi e spettacolari" non sono strettamente necessari per completare gli stage: sarà la musica a guidarvi!
Iniziamo dalla base: cos'è esattamente Rhythm Paradise? Perché c'è chi potrebbe scambiarlo per Warioware? Cosa lo distingue da uno dei molti concorrenti che affollano Steam, e il mondo videoludico in generale? La serie ha origine come "Rhythm Tengoku" nel 2006 su Game Boy Advance, da un'idea dello storico programmatore Kazuyoshi Osawa che, guarda un po', negli anni precedenti Rhythm aveva lavorato proprio a vari capitoli di WarioWare.
Il concept di base è più o meno lo stesso: tanti piccoli, brevi minigiochi in sequenza, dal design e con una direzione artistica essenziale e spiccatamente giapponese (quindi diciamo "pazzerelli"), che però in Rhythm seguono un fil rouge ritmico e non premiano, come in WarioWare, i riflessi, ma il senso del ritmo.
Ciascun minigame non dura più di un paio di minuti a dire tanto e richiede di premere a ritmo con le assurde situazioni proposte uno o due pulsanti diversi, non di più.
Questa semplicità concettuale non vi tragga in inganno: dagli albori su GBA, agli sviluppi su DS, fino a oggi su Nintendo Switch 2, ben 10 anni dopo l'ultima volta che avevamo provato un titolo della serie, Rhythm Paradise richiede al giocatore di capire con grande attenzione le regole imposte da ogni stage e la sua colonna sonora dedicata, il cui ritmo, proprio come nelle migliori esperienze Nipponiche quali Taiko no Tatsujin (è il primo che ci è venuto in mente). non disdegna repentine variazioni, o battiti in controtempo qui e là, allo scopo di metterci in difficoltà. Se avete un buon senso dei battiti, comunque, ci vorrà pochissimo ad abituarsi e un po' a trovare sfide più toste in senso stretto, che si presenteranno sotto forma di "Remix".
La progressione in Groove, infatti, è identica a come l'avevamo lasciata in ogni predecessore, cadenzata da raggruppamenti di 4 minigiochi che vanno sbloccati in progressione uno alla volta, seguiti da un "Remix" con una canzone originale che usa, mescolandole, le meccaniche dei 4 giochi del suo gruppo.
Anche se ci sono dei minigame più tosti, sono sempre i Remix la prova definitiva che tutti i fan di Rhythm Paradise anelano completare; come vi abbiamo detto nell'intro possibilmente a occhi chiusi, affidandosi al solo ritmo. Per quanto soprattutto con i remix la sfida sia effettivamente ardua, dato che si deve memorizzare la sequenza di minigame per applicare il giusto schema di comandi quando i mini game si alternano all'improvviso, in realtà giocare a Rhythm Paradise più con le orecchie che con gli occhi è quasi consigliabile, a patto di aprire le palpebre almeno una volta per ciascuna esperienza anche solo per ammirare i folli design, i colorati stage e i dettagli nascosti sui fondali e in animazioni deliziose. Infatti, proprio queste animazioni e gli affollati quadri. dove ci viene richiesto ora di aiutare una r