// EVERYEYE.IT — GAMING
PlayStation senza dischi dal 2028: fine di un'era per collezionisti e mercato dell'usato
Dal 2028 non esisteranno più i giochi su disco per PlayStation, segnando la fine dell'era del fisico e con impatti su collezionismo e negozi.
Non posso dire di essere totalmente sorpreso, ma al tempo stesso non posso fare finta di niente: Sony ha annunciato che da gennaio 2028 non usciranno più giochi su disco per PlayStation (PS5 e si presume ovviamente, PS6). Il mercato è cambiato, i consumatori si sono spostati verso il digitale e tra poco meno di due anni il mercato cambierà ancora, profondamente, con una mossa che andrà a colpire sia i collezionisti, sia il mercato dell'usato.
Milioni di persone comprano i giochi su disco, ma rispetto anche solo a pochi anni fa questa percentuale è diminuita drasticamente.
Su Xbox, le vendite di giochi fisici sono quasi inesistenti per "colpa" del Game Pass, su PlayStation mi basta citare questi dati risalenti allo scorso maggio:"Nel primo trimestre dell'anno i giochi PS4 e PS5 hanno venduto in totale 74.6 milioni di copie, in calo di 1.5 milioni rispetto a dodici mesi fa. I giochi first party Sony venduti sono stati 5.8 milioni, 100.000 unità in meno rispetto ai primi tre mesi del 2025. Da notare come il numero degli acquisti digitali su PlayStation sia cresciuto in dodici mesi passando dall'80% dei primi tre mesi del 2025 all'attuale 85%."Prendiamo una vecchia news a caso sempre sullo stesso argomento, datata febbraio 2023:"Per quanto riguarda invece le vendite software, lo scorso trimestre sono stati venduti 86.5 milioni di giochi per PS4 e PS5, numero in calo di 6.2 milioni rispetto ai 92.7 milioni di videogiochi venduti nel medesimo trimestre del 2021. Di questi, 20.8 milioni sono giochi first party, dato in crescita rispetto agli 11.3 milioni di giochi first party venduti dodici mesi fa. Il 62% delle vendite totali riguardano il mercato digitale, dato in linea con quello del 2021."Non c'è nulla da nascondere, nessun piano malvagio, nessuna dietrologia: in pochissimi anni le vendite digitali su PlayStation sono cresciute enormemente, addirittura di oltre 20 punti percentuale dal dopo pandemia Covid-19.
Certo esistono casi opposti, su Nintendo Switch per esempio il fisico resiste alla grande e il digitale stenta a decollare, ma ne riparleremo, in questo caso restiamo concentrati su PlayStation.Ho citato la pandemia del 2020 non a caso, proprio in quei mesi confinati tra le mura domestici il mondo dei videogiochi ha conosciuto una popolarità senza precedenti, conquistando un nuovo pubblico e soprattutto spingendo le vendite del digitale, del resto eravamo chiusi in casa e gli stessi negozi hanno abbassato le saracinesche per mesi. Il mercato digitale su console è cresciuto ed ha continuato la sua scalata, portandoci fino alla decisione di Sony.Niente di scandaloso, ribadisco: PlayStation 5 Digital Edition continua a vendere alla grande mentre il lettore Blu-Ray per PS5 è introvabile da mesi, sospettiamo sia addirittura uscito di produzione dopo che Sony ne ha tagliato il prezzo da 119 a 79 euro.
E forse l'assenza del disco nella versione fisica di GTA VI era solamente una mossa preparatoria per qualcosa di più grande...E lo sappiamo cosa state pensando: ma su PC è così da tanti anni, addirittura i computer non hanno più nemmeno il lettore dischi! E' vero, ma si tratta di un ecosistema diverso con costi differenti rispetto alle console, sia per quanto riguarda l'hardware sia per i singoli giochi. Ed è così dai tempi del Commodore 64 e dell'Amiga, quindi non proprio da tempi recenti. Basti pensare che banalmente giocare online su PC è gratis (esclusi eventuali abbonamenti per giochi specifici) mentre per giocare in rete su console bisogna pagare. Le console erano l'ultimo baluardo dei giochi fisici e per ora, come detto, solo Nintendo sembra resistere.Lo stesso discorso si può fare per il mercato home video e quello musicale: quando dalle nostre viste sono spariti CD musicali e DVD video non ci siamo lamentati granché e il perché lo sappiamo. Il risultato? Oggi ci troviamo spesso a