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RAM cinese per Apple: Cook al telefono con il Tesoro USA
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RAM cinese per il mercato cinese. È questa una delle strategie che Apple vorrebbe applicare per ridurre l’impatto della carenza di RAM: acquistare componenti da produttori del grande paese asiatico, contribuendo a calmierare il mercato. Una strategia che, però, si scontra con il fatto che i due produttori individuati, ChangXin Memory Technologies (CXMT) e Yangtze Memory Technologies (YMTC), sono nella lista nera di Washington.
Entrambe figurano nella lista 1260H del Dipartimento della Difesa americano, che raccoglie le società ritenute legate all’Esercito Popolare di Liberazione. YMTC vi è presente dal gennaio 2024, mentre CXMT è stata aggiunta nel 2025.
Dal punto di vista normativo Apple non ha bisogno di un’autorizzazione formale per acquistare memorie da CXMT o YMTC. Il problema è soprattutto politico: un accordo con due aziende presenti nella blacklist del Pentagono rischierebbe di provocare forti critiche da parte dell’ala più rigida dell’amministrazione americana, in una fase in cui lo scontro tecnologico tra Stati Uniti e Cina resta particolarmente acceso. Secondo Bloomberg, alcuni funzionari dell’amministrazione Trump avrebbero già espresso contrarietà all’ingresso dei due produttori nella catena di fornitura di Apple.
Per avere il via libera sarebbe sceso in campo Tim Cook. Il CEO avrebbe parlato direttamente con il segretario al Tesoro Scott Bessent per cercare di limitare le possibili ricadute politiche di un accordo con le due aziende cinesi.
Già nel 2022 Apple aveva tentato di inserire YMTC nella propria catena di fornitura, salvo rinunciare dopo le proteste arrivate da Washington e l’inserimento dell’azienda nella Entity List del Dipartimento del Commercio statunitense. Non era la prima volta che Cupertino valutava la carta cinese: un precedente che spiega perché stavolta la mediazione diretta di Cook sia considerata necessaria.
Un secondo fattore, oltre alle capacità di mediazione di Cook, sarebbe la promessa di utilizzare i chip cinesi esclusivamente nei dispositivi destinati al mercato cinese, limitando così i timori per la sicurezza nazionale legati alla presenza di componenti cinesi nei dispositivi venduti negli Stati Uniti.
Dietro questa strategia c’è la crescente crisi mondiale delle memorie, provocata dalla corsa all’intelligenza artificiale. I produttori di DRAM e NAND stanno destinando sempre più capacità produttiva ai data center, dove la domanda e i margini sono molto più elevati, riducendo così la disponibilità per il mercato dell’elettronica di consumo.
La scorsa settimana Apple ha aumentato i prezzi di iPad e Mac, con rincari fino al 30%, oltre a Vision Pro e dispositivi per la casa, spiegando che l’impennata dei prezzi delle memorie non ha precedenti per rapidità e intensità. Nello stesso giorno anche Microsoft ha annunciato un nuovo aumento dei prezzi delle console Xbox, attribuendolo in larga parte alla stessa pressione sul mercato dei chip di memoria.
Se l’accordo dovesse andare in porto, Apple amplierebbe a cinque il numero dei propri fornitori di memorie, affiancando Samsung, SK Hynix e Micron. I due gruppi sudcoreani hanno appena annunciato un gigantesco piano di investimenti per aumentare la capacità produttiva destinata soprattutto all’intelligenza artificiale, mentre anche Micron sta espandendo la produzione negli Stati Uniti.