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Trump e sicurezza AI: cosa hanno detto Musk, Zuckerberg e gli altri
Quando il sorvegliato e il sorvegliante coincidono, di solito si chiama autogestione. Alla Casa Bianca l’hanno chiamata “accordo storico”. Dopo una cena con i big della tecnologia, Donald Trump ha spiegato ai giornalisti che la regolamentazione dell’intelligenza artificiale non serve: bastano le persone più intelligenti del mondo che si tengono d’occhio a vicenda.
Chi ricorda quando i timori sulla sicurezza dell’AI erano una “bufala” inventata dai democratici? Trump dice che quella storia non vale più, perché nel frattempo la tecnologia ha cambiato nome. Ora si chiama “Super Intelligence”. Basta una nuova etichetta e il problema svanisce…
Alle domande sui pochi paletti imposti dal governo ha risposto con un argomento da bar: le aziende americane stanno “dominando la Cina”. Una logica piuttosto elementare, secondo cui più regole significano meno libertà di correre. E se la priorità è vincere la gara, evidentemente anche i paletti diventano un problema.
Al tavolo sedevano Sundar Pichai (Google), Dario Amodei (Anthropic), Mark Zuckerberg (Meta), Greg Brockman (OpenAI), Elon Musk (xAI) e Jensen Huang (Nvidia). Hanno firmato la Joint Commitment on Frontier Responsibilities, un impegno moralmente vincolante. L’aggettivo suona bene, ma non ripara da niente. Le aziende si autoregolano con linee guida di buon senso e, almeno a prima vista, nessuna conseguenza se qualcuno le ignora.
I sei hanno poi parlato alla stampa, su invito di Trump. Hanno descritto l’intesa come un passo avanti per lo sviluppo dell’AI, per i posti di lavoro e, non ultimo, per raddrizzare l’opinione pubblica, che sull’argomento non è proprio entusiasta. La sessione di domande e risposte è durata mezz’ora. Qui c’è il meglio.
Zuckerberg: ha definito l’accordo un passo storico per sviluppare l’AI in sicurezza e dare a cittadini e clienti maggiori garanzie. Secondo il fondatore di Meta, è solo l’inizio di un’intesa a cui potrebbe aderire l’intero settore: Non era mai successo.
Brockman: il presidente di OpenAI ha dipinto un futuro quasi da Rinascimento tecnologico, con l’AI pronta a far nascere nuove imprese, accelerare le scoperte scientifiche e creare farmaci, il tutto sotto la guida del presidente Trump e nel rispetto della sicurezza.
Huang: il CEO di Nvidia ha alzato ulteriormente l’asticella, parlando della più grande rivoluzione industriale e della più grande infrastruttura mai costruita, con un milione di posti di lavoro negli Stati Uniti. Innovazione e sicurezza, secondo lui, possono procedere insieme, con l’industria impegnata a sviluppare entrambe.
Pichai: per il CEO di Google il momento è storico e importante, con enormi benefici economici ma anche rischi da affrontare. Prima, però, ha dovuto incassare l’uscita di Trump che lo ha definito un mostro. Una risata, qualche secondo di imbarazzo e poi si è tornati a parlare di AI sicura.
Musk: ha previsto un’età dell’abbondanza grazie a robot e superintelligenza, fino a un reddito universale alto e cure mediche migliori per tutti. Sul rischio di perdere il lavoro, ha risposto che i mestieri sono sempre cambiati. Resta da capire cosa succederà a chi si troverà nel mezzo di questa evoluzione.