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Violazione di riservatezza: OpenAI licenzia tre ricercatori
OpenAI ha licenziato tre dipendenti per la violazione dell’accordo di riservatezza. Avrebbero condiviso informazioni confidenziali con organizzazioni di terze parti. I tre ricercatori erano nel gruppo che si occupa della sicurezza. A fine settembre, il New York Times ha svelato che i dirigenti dell’azienda californiana non hanno ascoltato gli avvertimenti di alcuni dipendenti in merito ai problemi rilevati durante l’addestramento dei modelli.
OpenAI è attualmente al centro dell’attenzione mediatica per i numerosi incidenti causati dai suoi agenti AI, a partire dall’intrusione nei sistemi di Hugging Face. L’azienda ha ammesso pubblicamente di non aver adottato misure sufficienti per evitare la “fuga” degli agenti dall’ambiente di test. Ha quindi sospeso lo sviluppo dei nuovi modelli, il lancio di GPT-6.1 Astra e posticipato la quotazione in Borsa al 2027.
OpenAI ha confermato ieri sera al Wall Street Journal il licenziamento di tre ricercatori che, casualmente, si occupavano proprio di verificare la sicurezza dei modelli. Secondo una fonte del quotidiano sono Jasmine Wang, Tomek Korbak e Mikita Balesni. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato:
Abbiamo interrotto il rapporto di lavoro con tre persone per aver violato le nostre politiche relative all’accesso e alla gestione di informazioni aziendali sensibili. La nostra indagine ha confermato che tali individui hanno gestito in modo improprio informazioni sensibili al di fuori delle procedure aziendali stabilite, violando le nostre politiche e infrangendo quel rapporto di fiducia essenziale per il nostro lavoro.
Non è noto quali informazioni sarebbero state condivise. Uno dei ricercatori (Tomek Korbak) era membro del Safety Team e il riferimento interno per METR, organizzazione indipendente che ha avuto accesso alle informazioni necessarie per indagare sull’incidente Hugging Face. Forse l’ex dipendente ha condiviso troppe informazioni.
Gli altri due ex dipendenti si occupavano di allineamento, ovvero di garantire che i modelli dell’azienda si comportino secondo le intenzioni degli esseri umani. OpenAI ha comunicato a fine settembre che consentirà a organizzazioni private e non-profit di effettuare valutazioni indipendenti durante le fasi di addestramento, test e distribuzione.
Il New York Times ha svelato che i dirigenti di OpenAI hanno ignorato gli avvertimenti di alcuni dipendenti in merito ai problemi di sicurezza riscontrati durante l’addestramento dei modelli. Non è chiaro se i tre ricercatori abbiano sollevato preoccupazioni attraverso i canali interni prima di condividere informazioni all’esterno dell’azienda, ma è comunque una curiosa coincidenza.