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Le rinnovabili hanno un problema e l’acqua può risolverlo
La Banca Mondiale ha approvato un pacchetto finanziario da 265 milioni di dollari per Ifahsa, un nuovo impianto marocchino di accumulo idroelettrico a pompaggio da 300 MW. Il progetto, sviluppato dall'Office National de l'Électricité et de l'Eau Potable, punta a dare più flessibilità a una rete elettrica che sta integrando quote crescenti di rinnovabili.
Il costo complessivo stimato dell'opera è di 500 milioni di dollari e il finanziamento sarà affiancato dal contributo della Banca africana di sviluppo. Ifahsa sorgerà nel nord del Marocco, a circa 14 km da Chefchaouen, e sarà collegato alla rete di trasmissione a 400 kV, un dettaglio centrale per trasformare l'impianto in un nodo utile alla stabilità del sistema elettrico nazionale.
La centrale sarà composta da due gruppi reversibili pompa-turbina da 150 MW ciascuno. In modalità generazione l'impianto potrà operare con una portata massima di 44 metri cubi al secondo, mentre in pompaggio arriverà a 37 metri cubi al secondo. La logica è quella classica del pumped hydro storage: usare energia in eccesso per riportare acqua a monte e restituirla alla rete quando la domanda cresce.
Ifahsa rientra in una strategia più ampia di ONEE, che prevede 1 GW di nuovo accumulo idroelettrico a pompaggio entro il 2030. Il Marocco ha già messo in servizio l'impianto Abdelmoumen da 350 MW e sta sviluppando un altro progetto da 362 MW a El Menzel. Nel piano rientra anche un rafforzamento delle batterie, con l'obiettivo di acquistare 800 MW e 1.600 MWh di capacità BESS nel periodo di programmazione elettrica più recente.
Secondo le stime legate al progetto, Ifahsa potrebbe facilitare l'integrazione di 400 MW di solare e 600 MW di eolico, riducendo di circa 340 GWh l'anno il taglio della produzione rinnovabile rispetto a uno scenario senza nuova capacità di accumulo. Il punto non è solo aggiungere megawatt, ma rendere più gestibile una produzione sempre più dipendente da sole e vento.
Il contesto energetico marocchino resta complesso: le importazioni di combustibili fossili coprono ancora circa l'87% del fabbisogno del Paese. Allo stesso tempo, la capacità rinnovabile installata ha raggiunto circa 5,5 GW, con quasi 1,3 GW di solare, 2,4 GW di eolico e 2,1 GW di idroelettrico. La crescita della domanda elettrica spinge però a cercare nuova flessibilità, perché il picco di potenza è salito a 8,2 GW e potrebbe arrivare a 11,3 GW entro il 2030.
Il pacchetto approvato combina risorse della International Bank for Reconstruction and Development, finanziamenti agevolati del Clean Technology Fund e una sovvenzione del Livable Planet Fund. La prospettiva dichiarata è mobilitare anche capitale privato: il progetto dovrebbe sbloccare circa 1 miliardo di dollari in investimenti collegati a nuova capacità rinnovabile, rendendo l'accumulo un abilitatore industriale e non soltanto un'infrastruttura di rete.
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