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Il futuro dei chip non è (solo) nei nanometri
Quando parliamo di sovranità dei semiconduttori, l'attenzione si concentra quasi esclusivamente sui nodi più avanzati, sui 3 nanometri e sui 2 nanometri, come se la capacità di un paese di produrre chip dipendesse esclusivamente dalla miniaturizzazione estrema. Il progetto di Atomic Semi, l'azienda fondata da Jim Keller insieme a Sam Zeloof, racconta una storia diversa e per certi versi più concreta: quella di fabbriche più piccole, più economiche e potenzialmente replicabili, capaci di produrre lotti ridotti di chip in tempi rapidi. Non si tratta di sfidare TSMC sul terreno dove il colosso taiwanese è imbattibile, ma di aprire un fronte completamente distinto, dove contano accessibilità, flessibilità e velocità di sviluppo.
Se la produzione di chip smette di essere appannaggio esclusivo di poche mega-fab da decine di miliardi di dollari, cambia anche il modo in cui pensiamo alla filiera industriale e alla sua distribuzione geografica. Le mini-fab suggeriscono che il futuro dei semiconduttori non è fatto soltanto di transistor sempre più piccoli, ma anche di infrastrutture produttive più diffuse e programmabili.
Atomic Semi, oggi ribattezzata Fab2, nasce nel 2022 dalla collaborazione tra Jim Keller e Sam Zeloof con un obiettivo: costruire una fabbrica di semiconduttori interamente propria, capace di produrre piccoli lotti di microchip in modo rapido e a prezzi accessibili. La missione è democratizzare la progettazione e la produzione dei chip, abbassando le barriere economiche e tecniche che oggi la rendono un territorio riservato a pochi giganti globali.
New name, same mission.Atomic Semi is now Fab2. Fab2 prints chips and fabshttps://t.co/kNJ9invTjR pic.twitter.com/Hx13eAyNPR
La struttura dell'azienda riflette questa filosofia. Il team iniziale è ridotto, composto da pochi ingegneri hardware, ingegneri di processo, meccanici e tecnici di laboratorio. Si tratta di un'organizzazione altamente specializzata, l'esatto opposto della logica delle mega-fab industriali. Tra gli investitori figurano nomi provenienti dal mondo del software, dell'open source e delle criptovalute, come Naval Ravikant, l'ex CEO di GitHub Nat Friedman e il fondatore di Paradigm Fred Ehrsam, con la menzione di un possibile interesse da parte di OpenAI.
La presenza di questi investitori non è un dettaglio da sottovalutare. Provenendo da culture in cui l'iterazione rapida e l'apertura sono valori centrali, essi segnalano una visione in cui la fabbricazione di chip si avvicina alla cultura startup e alla logica dev-friendly tipica del software, con capitale produttivo pensato come qualcosa di modulare e scalabile.
Jim Keller è considerato uno dei principali progettisti di microarchitetture CPU e SoC degli ultimi decenni. Il suo percorso attraversa ruoli chiave in AMD, dove ha contribuito alla famiglia Zen, e passaggi in Apple, Tesla e in startup come Tenstorrent, di cui è attuale CEO. Keller è noto per la sua attenzione alle architetture scalabili e per una forte integrazione tra hardware e software.
Sam Zeloof è invece diventato famoso per aver realizzato chip nel proprio garage, utilizzando attrezzature riadattate e metodologie fai-da-te, dimostrando così che la fabbricazione di semiconduttori non è necessariamente esclusivo appannaggio delle grandi strutture industriali. Gli appassionati parlando del suo lavoro come di una prova che una litografia ad alta risoluzione, fino a circa 10 nanometri, può essere ottenuta con attrezzature non tradizionali, ad esempio tramite un microscopio elettronico a scansione riadattato allo scopo.
Ciò che rende unica Atomic Semi è l'unione di queste due personalità: da un lato l'esperienza industriale e architetturale di alto livello di Keller, dall'altro l'approccio sperimentale e concreto di Zeloof, che ha mostrato in modo tangibile che alcune barriere della produzione possono essere abbattute con creatività e strumenti non convenzionali.
Il concetto di mini-fab associato ad Atomic Semi è quello di una linea di pro