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Sony deve cambiare politica sui rimborsi dei giochi digitali e prendere spunto da Steam
Il mondo dei videogiochi è attualmente in agitazione per via dell'annuncio di Sony, che ha confermato l'abbandono definitivo delle edizioni su disco dei giochi da gennaio 2028. Tralasciando tutte le implicazioni di una scelta del genere, voglio concentrarmi su un altro aspetto di questa questione: la gestione dei rimborsi.
Con un mercato dei videogiochi che si sposta inesorabilmente verso il 100% digitale, la questione della tutela dei consumatori diventa in modo inevitabile un tema centrale e richiede la massima attenzione prima che la transizione avvenga in modo definitivo.
Acquistare un gioco sul PlayStation Store oggi è immediato e comodo, ma cosa succede se quel titolo si rivela un disastro tecnico, non rispecchia le aspettative o viene acquistato per errore? Ecco, in queste circostanze, è innegabile che il modo attraverso il quale Sony gestisce i rimborsi ha enormi margini di miglioramento.
Pur con l'aggiunta di un tasto per richiedere il rimborso sul sito ufficiale, la pratica in questione quelle console PlayStation resta inutilmente contorta e, cosa ancora più importante, piena zeppa di cavilli che rendono spesso impossibile rinunciare alla licenza e rientrare in possesso dei soldi spesi.
La politica attuale di Sony sul PlayStation Store prevede una regola tanto semplice quanto punitiva per l'utente: puoi chiedere un rimborso entro 14 giorni dall'acquisto, a patto che tu non abbia nemmeno avviato il download del gioco (o che non l'abbia avviato in streaming tramite PS Plus Premium). In parole povere, se domani dovesse uscire un totale disastro come fu The Day Before su PS5, vi sarebbe il serio rischio di ritrovarsi in libreria con un prodotto inutilizzabile senza la possibilità di chiederne il rimborso. Anche perché sarebbe impossibile valutare eventuali criticità prima di provare un gioco anche solo per 5 minuti e non è affatto detto che tu debba informarti di come gira un titolo prima di acquistarlo, poiché si presume sempre che un prodotto arrivi sugli scaffali digitali dello store Sony in uno stato che sia quantomeno accettabile.
I fatti, però, dimostrano che non ci sono dei controlli particolarmente accurati e avrai sicuramente notato la quantità spropositata di giochi spazzatura che hanno invaso il PlayStation Store in questi ultimi anni, alcuni addirittura con copertine e nomi che rischiano di ingannarti per via della somiglianza con quelli di hit disponibili in esclusiva su Steam (come accaduto, per esempio, con Megabonk).
Io stesso ho usufruito negli ultimi anni di due volte del servizio di rimborso Sony e posso assicurarvi che non è stato per niente semplice, senza contare che l'esito della richiesta non è sempre andato a buon fine. La prima volta è stato con la versione PlayStation 4 di No Man's Sky: non essendomi ben informato sulle prestazioni del porting, mi sono ritrovato di fronte ad un gioco che non era all'altezza delle mie aspettative e, dopo pochissimi minuti di gioco (parliamo di meno di mezz'ora), ho provato a contattare non senza difficoltà l'assistenza per chiedere un rimborso. Tra richieste assurde e tempi d'attesa infiniti, alla fine il rimborso non mi è stato concesso.
La seconda volta è capitato qualcosa di ben più grave. Sul PlayStation Store veniva venduto con un forte sconto The Callisto Protocol e sulla pagina del prodotto era indicato che quella in promozione era la versione cross-gen, quindi sia PS4 che PS5. Dopo aver completato l'acquisto, mi sono ritrovato con la possibilità di scaricare solo l'edizione di vecchia generazione.
In questo caso sono riuscito ad ottenere il rimborso, ma considerando che l'errore è stato tutto di Sony e che i tempi per poter riavere indietro i miei soldi sono stati piuttosto lunghi (senza contare sempre le richieste dell'assistenza che rendono tutto infinitamente macchinoso e sfiancante) e non posso certo dire sia stata un'esperienza piacevole. Non solo, poiché il problema è stato sistemato dopo un bel po' di tempo e sono sicuro che tanti altri gi