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Dragon Ball Sparking Zero due anni dopo: cosa ha funzionato e cosa invece è andato storto?
Dragon Ball Sparking Zero, uscito due anni fa, ha rinnovato la saga Budokai Tenkaichi tra alti e bassi, confermandosi con un ampio roster.
Dragon Ball Sparking Zero ha fatto il suo debutto sul mercato due anni fa, esaudendo il grande desiderio di milioni di appassionati. Il ritorno della formula dei Budokai Tenkaichi in chiave modernizzata sembrava un traguardo irraggiungibile, e invece Spike Chunsoft lo ha tagliato, anche al netto di alcuni limiti e imperfezioni che hanno caratterizzato la sua proposta. Nei 24 mesi che ci hanno condotto a oggi, gli sviluppatori hanno pubblicato aggiornamenti gratuiti e DLC a pagamento per continuare ad affinare ed espandere l'esperienza e noi, in occasione del secondo anniversario del gioco, vogliamo soffermarci nel dettaglio sul suo attuale stato di forma e sull'efficacia del supporto post lancio che gli è stato riservato. Inoltre, crediamo sia questo il momento giusto per chiedersi cosa potrebbe fare un sequel di Sparking Zero per oltrepassare il livello del predecessore.
Dragon Ball Sparking Zero ha portato con sé con Episodio Battaglia, una modalità per giocatore singolo comprendente una serie di avventure incentrate su volti iconici, si pensi agli scontati Goku e Vegeta, ma anche ai loro principali avversari come Freezer e Jiren. Oltre a dare la possibilità all'utente di passare alla visuale in soggettiva per vivere famosi eventi dagli occhi del guerriero coinvolto, Episodio Battaglia ci ha dato modo di ripercorrere i fatti di Dragon Ball Z e Super che tutti conosciamo, nonché di sbloccare dei rami What If con ulteriori contenuti.
Alle volte le diramazioni narrative immaginate da Spike Chunsoft ci hanno lasciato più tiepidi di quanto sperassimo, altre invece hanno saputo sorprenderci in modo genuino, proponendoci sviluppi davvero inaspettati, come l'unione di Zamasu con Gohan e non con suo padre. Pur al netto di una serie di tagli nei percorsi di alcuni personaggi, Episodio Battaglia ha insomma sfoggiato buone idee, ma gli sviluppatori non sono riusciti a sfruttarne appieno le potenzialità, e lo stesso purtroppo vale per le avventure addizionate dal DLC Super Limit Breaking Neo (qui la recensione di Dragon Ball Sparking Zero Super Limit Breaking Neo). Inoltre troviamo che il team avrebbe potuto impiegare i guerrieri del Season Pass per arricchire Episodio Battaglia con piccole chicche.
Pensando ai combattenti del film Super Hero, Gohan che raggiunge la forma Beast al Torneo del Potere per sconfiggere Jiren dopo l'eliminazione di Goku sarebbe stato un What If bellissimo. Un sequel di Dragon Ball Sparking Zero, in altre parole, dovrebbe costruire con maggiore ambizione i percorsi dei vari protagonisti, con diverse diramazioni significative e soluzioni narrative con meno oscillazioni qualitative. Inoltre, sarebbe proprio il caso di rendere sbloccabili i guerrieri e i costumi originali legati ai What If: in Sparking Zero ad oggi non è così.
In aggiunta agli scontri in multiplayer classificati e non, il gioco ci ha offerto la possibilità di creare le nostre lotte dei sogni tramite un apposito editor, con intro e dialoghi componibili, condizioni di battaglia inseribili per creare sviluppi degli eventi ed NPC da poter coinvolgere. Le copertine e le semplici sequenze narrative realizzabili hanno aggiunto un po' di pepe al tutto, ma al netto di una serie di simpatiche battaglie create dalla community la modalità non è mai davvero decollata nel tempo. A ciò affianchiamo il discorso delle Battaglie Bonus, costruite dagli sviluppatori coi medesimi strumenti di cui sopra.
Con l'espansione del roster, queste lotte hanno dato spazio ai guerrieri di GT, così come a quelli dei film o del primo Dragon Ball, distinguendosi alle volte per trovate e momenti indovinati. Detto questo, non sono riuscite a controbilanciare le mancanze di Episodio Battaglia e, a essere onesti, in un possibile successore di Sparking Zero le baratteremmo volentieri con un'avventura principale più articolata e attenta a rappr