// PUNTO INFORMATICO — SALUTE
Le particelle radioattive dopo 40 anni sono più stabili a Chernobyl
Un pool di esperti dell’Università Leibniz di Hannover e dell’Helmholtz-Zentrum Dresden-Rossendorf ha condotto una ricerca attraverso la quale ha scoperto qualcosa di straordinario. Nello specifico, le particelle radioattive a Chernobyl dopo 40 anni dal disastro nucleare più importante della storia sono ancora più stabili. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista online dell’università di Hannover.
“Le analisi dimostrano che queste particelle calde sono molto più stabili di quanto si pensasse in precedenza“, hanno spiegato i ricercatori in merito allo studio. Pare che questa sia comunque una notizia interessante e non così tanto preoccupante perché “i risultati potrebbero consentire valutazioni più precise dei rischi per la salute posti da tali particelle radioattive“.
Tobias Weissenborn, fisico e dottorando presso l’Università Leibniz di Hannover, ha spiegato: “Esistono tre classi di queste particelle. Innanzitutto, ci sono particelle che sono ancora molto simili chimicamente e fisicamente al diossido di uranio, il combustibile nucleare. Poi ci sono particelle che sono parzialmente o completamente incapsulate, o completamente fuse, con il loro strato di zirconio. Il terzo tipo di particella si è creato quando il moderatore di grafite ha preso fuoco“.
Weissenborn è entrato nei particolari e nei limiti dello studio delle particelle radioattive di Chernobyl. Nel documento pubblicato afferma: “Ogni singola particella ha una struttura diversa e il nostro esperimento ha studiato solo sei di queste particelle provenienti da due diverse località. E anche se a un certo punto riuscissimo a ottenere delle medie, non saremmo comunque in grado di fare affermazioni universali sui rischi per la salute nella regione“.
Il motivo? “Anche se le particelle decadono secondo uno schema sostanzialmente uniforme, ci saranno sempre dei valori anomali, particelle più persistenti, che rilasceranno radionuclidi in un secondo momento“, ha risposto chiaramente Weissenborn.
Gli studiosi concludono dicendo che “non sarà possibile revocare la Zona di Esclusione di Chernobyl a breve, ma questo non è un ostacolo alla ricerca futura“. Nel frattempo c’è chi ha pensato a installare un impianto fotovoltaico per riscattare il disastro di Chernobyl.