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Edi compie settant’anni e la lampadina è ancora accesa
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Questa è la storia di una lampadina che non si fulmina. Una “vera” lampadina domestica dura qualche migliaio di ore; Edi, tenuto acceso senza interruzioni, a oggi ne avrebbe accumulate più di seicentomila. Domani, 14 ottobre, il piccolo aiutante di Archimede Pitagorico arriva in edicola nelle vesti del festeggiato: Topolino 3699 porta una copertina di Corrado Mastantuono, la storia inedita Archimede e l’amico geniale scritta e disegnata da Enrico Faccini e una statuetta 3D alta circa 13 centimetri, con braccia e gambe snodabili e un LED che si accende davvero grazie a un interruttore sulla schiena.
Il compleanno cade nella ricorrenza dei 95 anni dalla scomparsa di Thomas Edison, e a Paperopoli una coincidenza del genere non verrebbe mai liquidata come tale.
L’occasione è buona per un esercizio che il settimanale Disney consente come pochi altri: guardare un secolo di scienza e mezza fantascienza attraverso le avventure di paperi e topi, e scoprire quanta tecnologia sia passata in quelle pagine prima di arrivare nei telegiornali.
Edi nasce nel 1956, con il nome originale di Little Helper, nel numero 15 di Uncle Scrooge, nella storia che in Italia diventa Archimede Pitagorico e il traduci-gatti. A idearlo è Carl Barks, l’uomo che quattro anni prima aveva tirato fuori dal cilindro della sua fervida mente l’inventore, Gyro Gearloose, e che si era accorto di quanto il suo genio restasse solo nelle vignette. Il risultato è piccolo un robot con una lampadina al posto della testa, che non spiccica parola, capisce al volo, agisce in autonomia e molto spesso rimedia ai pasticci del padrone. Per generazioni di bambini italiani è stato il primo robot incontrato, e probabilmente il più educato.
Il nome italiano del padrone, scelto da Guido Martina, tiene insieme senza imbarazzo due greci: Archimede di Siracusa e Pitagora di Samo, cioè la meccanica e i numeri, che sono poi gli ingredienti base del genere. Nel 2002 Don Rosa ha perfino scritto l’origine di Edi: era una lampada da tavolo, finché l’inventore non decise che una lampada con braccia e gambe sarebbe stata una compagnia migliore.
Il 1956 non è un anno qualunque. Disneyland ha aperto da un anno, con la sua Tomorrowland, e la televisione della stessa casa ha già trasmesso con Wernher von Braun una puntata dedicata ai viaggi nello spazio. Il 4 ottobre 1957, a poco più di un anno dall’esordio di Edi, lo Sputnik trasforma in cronaca ciò che fino a un attimo prima era un genere letterario. In quel clima il fumetto Disney non deve inseguire il futuro: ce l’ha già in redazione, e lo affida a un inventore con il cappello pensatore.
Il futuro, a ben vedere, era arrivato prima, e dalla parte dei topi. Il 26 settembre 1947, sulla striscia quotidiana di Topolino, Floyd Gottfredson e Bill Walsh presentano The Man of Tomorrow e con lui Eta Beta: mani senza dita tranne il pollice, dieta a base di ferro e naftalina, un modo di parlare infarcito di p. Pippo nega che esista, pur avendolo davanti agli occhi, che è la reazione più realistica mai attribuita a un personaggio Disney di fronte a una novità tecnologica.
In Italia Eta Beta ha fatto carriera da extraterrestre: i fumetti locali lo hanno fatto arrivare dall’anno 2000 e da un altro pianeta, mentre l’originale lo colloca nell’anno 2447 e lo vuole terrestre. Romano Scarpa lo riprende nel 1957 con Topolino e la nave del microcosmo, sul numero 167. Nel 1949 l’originale aveva già inventato l’Atombrella, un ombrello personale contro le bombe atomiche e contro qualsiasi altra cosa, a quattro anni da Hiroshima. Sempre Scarpa ci ha anche regalato, nel 1959 (nella storia Topolino e la Dimensione Delta) Atomino Bip Bip, un atomo antropomorfo ingrandito di circa “due birilliardi di volte” dal professor Enigm. Può compiere la trasmutazione della materia, produrre energia, calcolare l’età di qualsiasi oggetto e possiede una “memoria mesonica” infallibile.
Macchine del tempo e prof