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Tensioni al Ghetto ebraico a Roma, la comunità ebraica caccia l'Anpi
Tensioni al ghetto di Roma per la cerimonia dell'anniversario del rastrellamento degli ebrei: alcuni componenti della comunità romana hanno iniziato a urlare e insultare la delegazione dell'Anpi. "Ve ne dovete andare", "fuori, fuori", "vergognatevi" hanno urlato verso l'associazione dei partigiani. "Siamo stati attaccati - ha detto la presidente dell'Anpi di Roma Marina Pierlorenzi - non vogliono l'Anpi, dicendoci che siamo pro pal e che non possiamo stare in questa piazza". Nei giorni scorsi il presidente della comunità ebraica romana Victor Fladlun aveva chiesto all'Anpi di non partecipare.
La delegazione dell'Anpi è stata allontanata dallo spazio dedicato alla cerimonia per l'anniversario del rastrellamento e sistemata dietro "alcune transenne", come ha spiegato la presidente provinciale Marina Pierlorenzi. Altre associazioni, in segno di solidarietà, hanno seguito i partigiani e si sono schierate al loro fianco. Tra queste l'Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti), la Fiap (Federazione Italiana associazioni Partigiane) e l'associazione nazionale vittime di guerra.
L'Anpi di Roma chiederà a breve un incontro al sindaco Roberto Gualtieri e al prefetto dopo i fatti accaduti al quartiere ebraico.
"Noi abbiamo chiesto all'Anpi di non presenziare per una questione di rispetto. Noi abbiamo un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è la nostra storia. Ricordo che il 5% degli ebrei italiani ha combattuto nella resistenza quando la media nazionale è 10 volte inferiore. Noi siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la brigata ebraica cacciata dal corteo del 25 aprile e siamo rimasti di nuovo profondamente feriti nel vedere la condiscendenza dell'Anpi nei confronti delle piazze pro-Pal. E pensiamo che l'Anpi non debba assolvere al ruolo di partito politico, non debba fare politica ma debba tornare al suo ruolo di preservare la memoria della lotta partigiana della resistenza". Lo ha detto il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, a margine della commemorazione del 16 ottobre, dopo le tensioni avvenute tra alcuni componenti della comunità e dell'Anpi.
"Noi riteniamo e abbiamo pieno rispetto e siamo contro qualsiasi forma di violenza anche se fosse solo verbale - ha precisato - . Questa è una comunità pacifica ed è una comunità rispettosa. Ma oggi è una questione di pudore", ha sottolineato. E alla domanda se fosse stato un errore da parte di Roma Capitale di invitare l'Anpi, Fadlun ha risposto: "Penso che il 16 ottobre sia un lutto profondo per la nostra comunità. Ci sono parenti diretti di coloro che sono stati deportati. E quindi ci vuole sensibilità e rispetto".
Questa mattina, in occasione delle celebrazioni del Comune di Roma per l'anniversario del rastrellamento che i nazifascisti la delegazione dell'Anpi di Roma "(presente come sempre alla commemorazione) è stata fatta oggetto di un'aggressione verbale con minacce e insulti ad opera di membri della comunità ebraica. Un'aggressione annunciata nei giorni scorsi dalle grossolane dichiarazioni del presidente Fadlun e puntualmente verificatasi con tanto di successiva imbarazzante rivendicazione che non fa che qualificare lo spessore dell'autore". Così l'Anpi di Roma.
L'Associazione puntualizza che la delegazione "è rimasta nella piazza della celebrazione insieme alle altre associazioni presenti e non si è fatta intimidire dall'uso della violenza che grazie alle forze dell'ordine presenti è rimasta solo verbale. Continueremo non solo a presenziare nei luoghi della Resistenza ma come sempre ad essere il motore di tutte le iniziative pubbliche (a partire dal 25 aprile) legate al nostro impegno civile nel nome degli ideali della Lotta Partigiana Antifascista e della Costituzione Repubblicana. Gli stessi valori su cui le centinaia di migliaia di donne e uomini della Resistenza hanno fondato l'Anpi".