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Chatbot AI cambiano personalità se si parla un’altra lingua?
ChatGPT, Le Chat, Gemini e altri chatbot AI non risponderebbero allo stesso modo a seconda della lingua in cui vengono formulate le richieste. È quanto rivela uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, condotto da ricercatori dell’Università di Scienza e Tecnologia della Cina.
Per valutare queste variazioni, il team di ricerca ha sottoposto cinque chatbot al questionario di personalità Big Five Inventory-2, composto da 60 affermazioni. Le AI interessate sono: ChatGPT-4o, Gemini 2.0 Flash, DeepSeek-V3, Ernie 3.5 e Le Chat di Mistral. Tutti sono stati testati in inglese e in mandarino attraverso 30 sessioni per lingua, mentre Le Chat è stato testato anche in francese. Se fossero stati testati anche per l’italiano, probabilmente, sarebbero emerse le stesse differenze.
In generale, i modelli hanno fornito descrizioni di sé stessi stabili e favorevoli, mettendo in evidenza la propria affidabilità e il proprio senso di cooperazione. Tuttavia, i risultati fanno emergere alcune variazioni a seconda della lingua scelta.
Ad esempio, nella valutazione dell’apertura mentale (con punteggio su 5), ChatGPT-4o ha ottenuto una media di 4,74 in inglese contro 4,81 in mandarino. Al contrario, DeepSeek-V3 ha raggiunto 4,83 in inglese contro 4,81 in mandarino. Da parte sua, Gemini 2.0 Flash ha mostrato una coscienziosità professionale più elevata e un’emotività negativa più bassa quando veniva interrogato in mandarino. Confrontando questi profili con i dati di indagini condotte su esseri umani provenienti dagli Stati Uniti, dalla Cina e dalla Francia, i ricercatori hanno constatato che nessun modello corrispondeva perfettamente al gruppo umano di riferimento del proprio Paese d’origine o della propria lingua.
I ricercatori sottolineano tuttavia i limiti delle osservazioni realizzate nel corso del loro studio. Lo studio in questione mette in evidenza il modo in cui i modelli reagiscono a istruzioni specifiche, ma non dimostra l’esistenza di una vera e propria “personalità” nei chatbot.
La metodologia impiegata non ha permesso di separare l’effetto reale della lingua da quello dei dati di addestramento, dell’architettura dei modelli o dell’interpretazione delle affermazioni tradotte.
Una cosa sembra tuttavia emergere in modo serio, in particolare per gli utenti bilingui. Formulare una richiesta in una seconda lingua può portare il chatbot a fornire una risposta diversa, non una semplice traduzione della lingua iniziale e questo, è sicuramente interessante. Provare per credere!