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Final Fantasy Resonance Recensione: nostalgia e innovazione per un ritorno alle origini davvero epico
Square Enix con Final Fantasy Resonance torna alle origini dei JRPG a turni, unendo nostalgia e innovazione in un'avventura HD-2D di grande valore.
Alla luce dei risultati finanziari e dei mugugni del grande pubblico, Square Enix ha finalmente compreso che non può esserci solo una strada per Final Fantasy. Da una parte, la serie sta proseguendo lungo il binario dei capitoli numerati ad alto budget, che sono ormai una fucina di sperimentazioni e contaminazioni di altri generi che hanno cambiato i connotati di ciò che il pubblico riconosce come il Final Fantasy che fu; dall'altra, si è inaugurato un nuovo filone estremamente integralista, che vuole riportare in auge tutto ciò che ha decretato il successo di questa grande saga che si è evoluta in direzioni completamente inaspettate e forse poco affini a quello che è il nucleo da gioco di ruolo giapponese. Final Fantasy Resonance appartiene alla seconda categoria, dimostrando che c'è ancora moltissimo spazio per le grandi storie e per quei sistemi di gioco che gli utenti della vecchia anelano con immutata idolatria.
Il nuovo progetto di Square Enix recupera in pieno l'immaginario tradizionale della serie, ne riporta in primo piano la dimensione bidimensionale e lo rielabora attraverso l'HD-2D, una soluzione estetica che combina personaggi in pixel art, ambienti tridimensionali, illuminazione volumetrica e movimenti di macchina più articolati rispetto a quelli dei GDR classici di diverse generazioni fa.
Il risultato non si limita a riprodurre un linguaggio visivo appartenente al passato, ma cerca piuttosto di dimostrare che quella forza espressiva non è una rinuncia alla propria identità moderna. La questione estetica, in ogni caso, passa quasi in secondo piano quando la domanda più impellente rimane come al solito: "Ma si tratta di un vero Final Fantasy o devo aspettarmi l'ennesima rivoluzione?" Per rispondere a questa domanda bisogna essere consapevoli che Final Fantasy deve saper coniugare atmosfera, scrittura, combattimento a turni, pianificazione e grande senso dell'avventura, evitando che il richiamo alle origini diventi un esercizio di stile vuoto. Dopo oltre una quarantina di ore di gioco per la campagna principale e oltre settanta per completare tutto ciò che il gioco ha da offrire, possiamo finalmente dirvi che Final Fantasy Resonance non solo possiede tutto ciò che i giocatori storici hanno sempre cercato e voluto, ma si configura a nostro avviso come uno dei migliori capitoli in assoluto della lunga era post-Final Fantasy X.
Ambientata nel regno di Grandshelt, una terra la cui prosperità è legata alla protezione dei cristalli, la vicenda vede un giovane comandante di uno squadrone aereo di nome Rain incaricato di indagare sulla scomparsa della barriera magica che protegge il Tempio della Terra. Ad accompagnarlo c'è Lasswell, amico d'infanzia e vicecomandante, con il quale condivide un legame destinato a essere messo alla prova da eventi nefasti.
Nel cuore del santuario, i due si scontrano con un misterioso guerriero corazzato la cui potenza si rivela soverchiante. La distruzione del Cristallo della Terra e la successiva aggressione contro Grandshelt trasformano una missione investigativa in una lotta per la sopravvivenza, con Rain e Lasswell che si ritrovano coinvolti in un viaggio volto a proteggere i cristalli rimasti, accompagnati da una ragazza enigmatica di nome Fina che sembra custodire più di quanto lasci intuire.
La struttura narrativa richiama deliberatamente alcuni dei motivi fondativi della serie: un mondo minacciato, un equilibrio naturale compromesso, un antagonista avvolto nel mistero e un gruppo di protagonisti chiamato a confrontarsi con responsabilità che vanno ben oltre la propria esperienza individuale.
Sono elementi familiari che fanno il paio con ritmi narrativi ben riconoscibili, assieme a una certa prevedibilità degli archetipi tradizionali, la cui efficacia si rivela ben presto comprovata da un buon approfondimento dei rapporti interperso