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Phantom Blade Zero Recensione: un Action Tripla A epico, longevo e impegnativo
Phantom Blade Zero, primo tripla-A di S-Game, colpisce per le innovative animazioni, combattimenti spettacolari e ambientazione originale.
Phantom Blade Zero segna l'esordio della compagnia ‘S-Game' nel campo dei videogiochi tripla-A di alto profilo, dopo una carriera principalmente votata agli applicativi per smartphone. Presentato durante l'edizione di maggio del 2023 del format PlayStation Showcase, Phantom Blade Zero ha da subito catalizzato l'attenzione del grande pubblico per via di quelle che apparivano come tecnologie rivoluzionarie in materia di animazioni e di un gameplay action dai ritmi assolutamente forsennati. Ci abbiamo giocato a fondo nelle scorse settimane, così da offrirvi le nostre considerazioni definitive su un titolo che, siamo certi, farà tanto parlare di sé.
Il setting che fa da sfondo alle vicende narrate nel gioco è una personalissima interpretazione del concetto di Wulin, un termine appartenente alla cultura marziale cinese che tende a indicare un sottobosco di clan, organizzazioni e comunità profondamente radicati nella pratica delle tradizionali arti di combattimento, ma che qui definisce l'intera essenza del mondo fantasy immaginato dal team di S-Game.
Il Wulin di Phantom Blade Zero, infatti, è un'ambientazione dai toni oscuri e violenti, dominata da dinastie di guerrieri potentissimi e in cui gli affari si regolano nel sangue, tra creature da incubo e combattenti leggendari che si contendono con la forza il potere sul regno. Si tratta di un immaginario parecchio peculiare, costituito sulla base del cosiddetto Kungfupunk: un'inedita quanto affascinante corrente artistica che nasce dalla miscela di stilemi provenienti dai classici del cinema wuxia (come La Foresta dei Pugnali Volanti o La Tigre e il Dragone) e di suggestioni mutuate dalla narrativa fantascientifica occidentale come lo steampunk e il cyberpunk. Ciò che stupisce del titolo partorito dalla mente del Creative Director Soulframe Liang è come sia riuscito a rendere omogenea e coerente la sua visione, pur attingendo da materiale apparentemente inconciliabile: muoversi nei territori di Phantom Blade Zero non dà mai la sensazione di assistere a uno svogliato collage di elementi privi di coesione, bensì a un variopinto mosaico di idee e influenze, progettato e assemblato con invidiabile competenza seguendo una direzione autoriale impeccabile.
Il protagonista della vicenda è il maestro Soul, assassino leggendario e impareggiabile artista marziale, al soldo della società segreta nota come "L'Ordine", un clan che da secoli si occupa di mantenere l'equilibrio nel Wulin agendo dietro le quinte, stringendo accordi con i reggenti del posto ed eliminando con precisione chirurgica le figure scomode che minacciano la stabilità del Paese.
Tradito dai suoi commilitoni e colpito a morta, Soul viene salvato da una misteriosa entità nota come lo Scultore di Carne, che gli propone un patto: gli concederà 66 giorni per raggiungere l'epicentro della città di Pangzheng, ormai in preda del caos e della devastazione, per procurarsi un artefatto mistico che potrebbe salvargli la vita.Sebbene l'incipit della storia di Phantom Blade Zero risulti sufficientemente interessante, l'impianto narrativo rappresenta con ogni probabilità la criticità più importante che abbiamo rilevato durante la nostra esperienza alle prese col gioco. La sceneggiatura, infatti, soffre di una certa bulimia tematica che si traduce nell'introduzione di una mole straripante di concetti e personaggi differenti a cui non viene concesso il giusto spazio per sedimentare nella memoria.Se a questo si aggiunge una cronaca frammentaria che si dipana attraverso molteplici linee temporali differenti e l'adozione di un sistema di narrativa emergente che costringe a leggere verbosi documenti testuali sparsi ovunque nel mondo di gioco, va da sé che l'ordito del racconto risulti un tantino difficile da seguire, anche per un pubblico più avvezzo a questo genere di tecniche.
Una nota di merito, tuttavia