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Steam Frame - La recensione
Con Steam Frame, che ho testato nella sua versione base da 256 GB vendita a 1049 euro, Valve torna nel mercato dei visori per la realtà virtuale a sette anni dal lancio di Index (oggi fuori catalogo), ma lo fa con una filosofia radicalmente diversa, inseguendo di fatto il concept dietro al grande rivale Meta Quest 3. Quello proposto da Valve non è infatti una periferica di fascia alta da collegare a un PC attraverso cavi e sensori esterni, ma un visore autonomo, relativamente leggero e capace di sfruttare l'intera libreria Steam attraverso due modalità di funzionamento. Da una parte troviamo infatti il collegamento wireless a un PC da gaming, mentre dall'altra la possibilità di eseguire direttamente sul visore giochi VR e tradizionali senza dipendere da hardware esterno.
Valve, dopo l'esperienza di Steam Deck che ha ridotto non poco le distanze tra l'ecosistema PC e quello delle console portatili, adatta lo stesso concept allo Steam Frame in ambito VR, cercando di superare alcuni dei limiti che hanno impedito alla realtà virtuale su PC di raggiungere un pubblico davvero ampio. Non che questo nuovo visore sia destinato a cambiare radicalmnente le cose considerando anche il prezzo, ma l'assenza di cavi, la configurazione semplificata e la familiarità dell'interfaccia SteamOS rappresentano gli elementi centrali di questa strategia.
Il risultato, dopo diversi giorni di test in cui ho rispolverato anche il mio fido Meta Quest 3 per un confronto diretto, è un prodotto affascinante e tecnicamente sofisticato, che però fatica a giustificare il proprio posizionamento economico. 1.049 euro per la versione da 256 GB e 1.279 euro per quella da 1 TB sono infatti cifre che lo collocano decisamente al di sopra del Meta Quest 3, la cui attuale versione da 512 GB costa 619 euro. Una differenza difficile da ignorare, soprattutto considerando che alcune caratteristiche fondamentali dei due dispositivi sono sorprendentemente simili.
Una delle qualità più convincenti di Steam Frame riguarda il design. Valve ha infatti abbandonato l'impostazione piuttosto ingombrante di Index per adottare una struttura modulare, caratterizzata da un corpo frontale compatto e da una batteria collocata posteriormente e integrata nella fascia di sostegno. Questa soluzione ha permesso di distribuire meglio il peso, evitando che tutta la massa del visore gravi sulla fronte e sugli zigomi.
Il peso è di 440 grammi e se già questo è un valore interessante (il Meta Quest 3 ne pesa 515 e il Valve Index addirittura 810), il vero vantaggio deriva dal bilanciamento. La batteria posteriore agisce infatti come contrappeso, riducendo la tendenza del dispositivo a scivolare verso il basso durante i movimenti della testa. Un plus secondario? Non proprio, visto che qualsiasi appassionato di VR sa bene quanto la pressione sul volto possa diventare fastidiosa dopo 30 o 40 minuti di utilizzo, soprattutto con esperienze che richiedono movimenti continui. Valve ha affrontato questo problema in modo efficace e anche se quando si parla di comfort il discorso è molto soggettivo, ho trovato lo Steam Frame più comodo del Quest 3, soprattutto in sessioni di gioco superiori all’ora.
La fascia è morbida, le imbottiture sono facilmente rimovibili e nella confezione è presente anche un distanziatore per gli occhiali, che però non ho usato (uso le lenti a contatto). Meno convincente la decisione di vendere separatamente a 69 euro l'Ergonomic Accessories Kit, che comprende una fascia superiore, cinturini da polso per i controller e una protezione più estesa per il naso contro le infiltrazioni luminose. Sono accessori utili e per un prodotto che già non costa poco sarebbe stato ragionevole trovarli già inclusi.
La modularità introduce comunque prospettive interessanti. Il gruppo ottico ed elettronico può essere separato dalla fascia, facilitando eventuali sostituzioni e l'adozione di accessori alternativi. Valve ha inoltre integrato un'interfaccia di espansione accessibile all'utente, con colleg