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Le gocce d’inchiostro di una stampante vincono il Nikon Small World 2026
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Le minuscole gocce d’inchiostro sospese tra la testina di una stampante e la carta hanno conquistato il Nikon Small World 2026: Ole Bielfeldt le ha fotografate con un obiettivo da microscopio e una stampante modificata.
Ogni giorno milioni di persone premono “Stampa” senza chiedersi cosa succeda davvero dopo questo comando. Ole Bielfeldt se l’è chiesto, e la risposta gli è valsa il primo premio della 52ª edizione del Nikon Small World, il concorso che dal 1975 Nikon Instruments dedica alle immagini catturate attraverso il microscopio.
La sua fotografia mostra minuscole goccioline d’inchiostro sospese a mezz’aria mentre la testina le deposita sulla carta lucida. È un gesto banale che, osservato attraverso un obiettivo da microscopio 20×, rivela meccanica, movimento e piccole imperfezioni di un oggetto che quasi tutti abbiamo in casa.
Nikon ha annunciato i vincitori il 21 ottobre: le candidature provenivano da 69 Paesi ed erano oltre 1.800.
Nei primi tentativi la testina si spostava troppo rapidamente per mantenere a fuoco una zona così piccola. Bielfeldt ha quindi modificato la stampante: la testina è rimasta ferma, mentre la carta scorreva sotto di essa. Questo gli ha permesso di osservare sempre lo stesso punto di emissione dell’inchiostro.
Restava da congelare il movimento delle gocce, che i tempi di scatto della sua fotocamera non riuscivano a registrare nitidamente. Ha lavorato in una stanza buia, illuminando la scena con un flash: è la brevità del lampo a delimitare l’intervallo in cui il movimento viene registrato, rendendo visibili le gocce sospese a mezz’aria.
Come spiega il comunicato di Nikon Instruments, il fotografo è riuscito nell’intento con l’attrezzatura che aveva già. La scheda dell’opera indica un obiettivo da microscopio 20× e, tra le tecniche utilizzate, riprese al rallentatore e image stacking, cioè la combinazione di più immagini. La vicenda è stata ripresa anche da Ars Technica.
La passione di Bielfeldt è nata durante il lockdown, quando ha ritrovato un microscopio scolastico nella soffitta dei genitori. Con un tubo e alcuni pezzi di legno ha costruito un adattatore per collegarlo alla fotocamera del padre. Ha poi imparato attraverso prove e ricerche online, realizzando nuovi strumenti quando quelli disponibili non bastavano.
Oggi pubblica fotografie e video con il nome macrofying, mostrando anche il lavoro necessario per ottenere ogni immagine. Preferisce partire da soggetti reali e dichiara di non usare l’AI per generarli; ricorre invece a ritocco, Photoshop e focus stacking, che combina fotografie con diversi piani di messa a fuoco.