// PUNTO INFORMATICO — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Creare contenuti per i social con ChatGPT: 3 tecniche efficaci
Chi gestisce contenuti sui social per lavoro ha ben presente la scena: lo schermo vuoto, il cursore che lampeggia, l’urgenza di pubblicare qualcosa entro una certa ora e nella mente, il nulla cosmico. Non è un blocco creativo nel senso romantico del termine, nessuno sta cercando di scrivere un romanzo.
È la fatica meccanica di chi deve produrre contenuti con regolarità, giorno dopo giorno, trovando ogni volta qualcosa di diverso da dire sugli stessi argomenti alle stesse persone. Ed ecco che entra in scena ChatGPT come assistente di produzione. Non come autore.
La distinzione è fondamentale e vale la pena sottolinearla subito, perché il 94% dei contenuti social prodotti dai professionisti del settore passa ormai attraverso uno strumento di intelligenza artificiale, dato che emerge da un’indagine condotta nel 2026 su oltre settecento addetti ai lavori. Ma solo il 17% per cento pubblica il risultato quasi senza modifiche. Tutti gli altri intervengono, tagliano, riscrivono, aggiungono quel dettaglio o quella sfumatura che il chatbot non può conoscere. È lì che il contenuto smette di sembrare generato da una macchina e comincia a funzionare davvero.
Tre tecniche permettono di sfruttare il chatbot nelle fasi in cui è davvero utile, e risparmiare il tempo che serve per concentrarsi su quelle in cui non lo è.
Chi scrive già contenuti lunghi, come articoli, newsletter, rapporti, è seduto su una miniera senza saperlo. Un pezzo da milleduecento parole contiene almeno cinque o sei spunti che, isolati e riformulati, diventano altrettanti post autonomi. Il problema è che estrarli a mano richiede tempo e una certa lucidità, esattamente le due cose che scarseggiano quando si è già impegnati a scrivere il pezzo successivo.
Il chatbot fa questo lavoro in pochi secondi, e lo fa senza lamentarsi del fatto che l’articolo è lungo o che gli spunti sono troppo tecnici. Si incolla il testo e si chiede di individuare i passaggi più forti, quelli che funzionerebbero da soli anche fuori dal contesto originale, senza bisogno di premesse o spiegazioni.
Il risultato è una lista di bozze pronte da rifinire, non da pubblicare così come sono, perché il chatbot tende a levigare tutto con la stessa voce neutra e compiacente, ma da usare come punto di partenza. Correggere una bozza è sempre più facile che crearne una ex novo.
Prompt: Leggi questo articolo e individua i cinque spunti più interessanti. Per ciascuno, scrivi un post per i social che funzioni da solo, senza bisogno di leggere l’articolo originale. Ogni post deve avere un’apertura che cattura l’attenzione, un’idea chiara e una chiusura secca. Non usare elenchi puntati, non usare un linguaggio da comunicato stampa. Articolo: [incollare il testo]
Ci sono giorni in cui le idee arrivano da sole, un articolo letto a colazione, una conversazione, una notizia che innesca una riflessione, e giorni in cui scarseggiano. Il problema di chi pubblica con regolarità è che il secondo caso si verifica più spesso, e che la regolarità non ammette giorni di riposo. Il calendario editoriale non aspetta l’ispirazione.
ChatGPT può essere molto utile per fare brainstorming. Non produce idee geniali, quelle restano una prerogativa umana, almeno per ora, ma produce quantità. E nella quantità, con un po’ di fiuto, si trova quasi sempre qualcosa di utilizzabile. Il trucco è chiedere molto per usare poco. Su dieci proposte, nove finiranno nel cestino, ma quella che sopravvive potrebbe essere il post migliore della settimana. Un po’ come andare al mercato dell’usato: la maggior parte è ciarpame, ma chi ha pazienza trova il pezzo che vale il viaggio.