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Timori per la manovra anche fra le piccole banche, 'soglia è bassa'
Solo le piccolissime banche potranno evitare la scure fiscale calata dal governo sul comparto nella legge di Bilancio che vale 5 miliardi di euro fra aumento Ires e minori deduzioni. Dopo lo scontro aperto fra l'esecutivo da un lato e l'Abi e le banche più grandi dall'altro, cresce infatti l'inquietudine anche fra gli istituti di piccole dimensioni.
Nel testo bollinato dalla Ragioneria il governo ha stabilito che l'aumento Ires di tre punti, la norma principale per ricavare risorse dal comparto, non si applica a quegli istituti con una base imponibile sotto i 6,7 milioni di euro.
La norma infatti, arrivata dopo il pressing di alcune forze della maggioranza, consente una detrazione pari a 200.000 euro, fino a concorrenza della differenza tra l'imposta derivante dall'applicazione della misura e quella che si sarebbe determinata senza l'aumento.
La misura è stata pensata, nelle intenzioni dei componenti dell'esecutivo, proprio per salvaguardare le banche più legate al territorio e maggiormente impegnate nel credito a famiglie e pmi. Tuttavia, sottolineano diverse fonti e capi azienda di piccole banche, per come è stata congegnate appare quindi applicabile solo agl istituti di dimensioni molto contenute. "La soglia è molto bassa" sottolineano le stesse fonti "e tiene fuori giusto le piccolissime".
Molte Bcc presentano infatti numeri maggiori, grazie anche al generale buon stato di salute del settore finanza. Il comparto del credito cooperativo è molto vario al suo interno e composto di istituti monosportello in zone interne e altri con una rete vasta di filiali e situati in zone e città con una vivace attività economica. Calcolare la base imponibile di ciascuna, richiedere un'analisi puntuale dei singoli bilanci ma osservando l'utile lordo, la voce che più vi si avvicina, si osserva come molte si trovino ben al di sopra dell'asticella. A mero titolo di esempio al vertice vi è la Bcc di Roma con oltre 350 milioni di utile pre tasse nel 2025, ma anche scendendo verso il basso la Bcc di Busto Garolfo evidenziava un utile lordo di 17 milioni lo scorso anno. Sulla soglia o sotto di essa appaiono alcuni istituti cooperativi del Mezzogiorno. Da ricordare che le due holding a capo dei gruppi cooperativi (Iccrea e Cassa Centrale) sono oramai banche di grandi dimensioni e subiranno in pieno gli aumenti. Ci sono poi le banche non Bcc: casse di risparmio spa e popolari. Un universo che si è ridotto grandemente negli ultimi anni ma che conserva ancora una sua vitalità. La bresciana Banca Valsabbina vanta un utile lordo di 74 milioni, la Popolare del Frusinate poco meno di 30 ma ci sono anche altre piccole realtà che potrebbero beneficiare dell'esenzione. Non c'è comunque solo l'aumento dell'Ires. Preoccupa anche il tema delle minori deducibilità ai fini Irap che contribuisce a far crescere l'impatto della legge di bilancio. Dopo la diffusione del testo bollinato quindi negli istituti di credito di quella fascia si stanno facendo i conti sperando che nel corso dell'iter parlamentare possa arrivare qualche ulteriore correzione.