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Così i supermercati sono vulnerabili ai cyberattacchi
Macchinari in funzione da decenni controllati da remoto e dai sistemi non aggiornati, che possono facilmente diventare il bersaglio di cyberattacchi: sono questi i punti vulnerabili dei sistemi di refrigerazione dei supermercati recentemente presi di mira da aggressioni informatiche, con conseguenze che hanno un impatto pesante sulla vita quotidiana, considerando l'enorme quantità di alimenti sprecata. E' stata una precauzione necessaria, quella di distruggere i prodotti conservati nei frigo e poi esposti a temperature molto elevate in quanto la sicurezza dipende dal tempo in cui i cibi sono stati esposti a una temperatura superiore a quella di refrigerazione.
"Tutti i sistemi industriali sono controllati via internet, secondo una tendenza che si è sviluppata negli ultimi 20 anni", ha detto Stefano Zanero, professore ordinario di Cybersecurity al Politecnico di Milano. "Ci sono sistemi industriali che restano in servizio per 20, 30, 40 anni e, in genere, più un sistema è vecchio, meno è curata la sua manutenzione dal punto vista della cybersecurity". Questo è vero anche per i frigo dei supermercati. "Macchine di questo tipo non vengono aggiornate frequentemente, ma restano in servizio molto più a lungo rispetto, per esempio, agli elettrodomestici che abbiamo in casa. Molte di esse, inoltre, non sono state pensate per essere collegate a internet, ma si sono organizzate in questo senso per i grandissimi vantaggi economici e funzionali che la connessione in rete può offrire". Per esempio, per una catena di supermercati avere il controllo remoto permette di rilevare tempestivamente un problema. Raramente, però, questi controlli remoti riguardano anche la cybersicurezza. Se gli attacchi avvengono è perché "ci sono delle falle", osserva Zanero, ma "anche i sistemi più protetti possono avere delle falle nella sicurezza". In sostanza, aggiunge, "tutti i sistemi compromessi avevano qualche tipo di vulnerabilità che gli aggressori hanno sfruttato". La stessa connessione "può portare a una vulnerabilità verso l'esterno" e "se tutte le aziende usano macchinari connessi, non tutte hanno preso misure contro i cyberattacchi".
Per quanto riguarda la sicurezza dei prodotti alimentari conservati nei frigo, Antonella Maugliani, ricercatrice del dipartimento di Sicurezza alimentare dell'Istituto superiore di sanità osserva che "è importante capire quanto sia durata l'esposizione a temperature più elevate. Nel caso di un tempo limitato - rileva - l'alimento andrebbe esaminato, valutandone le condizioni e la possibilità di destinarlo al consumo dovrebbe essere valutata caso per caso in funzione della tipologia di alimento, delle temperature raggiunte e del tempo di esposizione. Se invece l'arco di tempo a temperatura elevata fosse prolungato, allora prevarrebbe un principio di precauzione e sarebbe bene evitare il consumo". Gli alimenti, sottolinea l'esperta, "contengono comunque una carica batterica, ovviamente entro precisi parametri di sicurezza per il consumo. Durante il congelamento tali batteri restano in qualche modo 'dormienti', ma con lo scongelamento riprendono la loro attività metabolica e possono moltiplicarsi. In alcuni casi potrebbero produrre delle tossine nocive. Per questo va valutato per quanto tempo sono stati espositi ad alte temperature".