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Garlasco, altre due indagini a Pavia. 'Sempio favorito, Stasi danneggiato'
"Mi ha chiamato qualcuno dicendo di essere delle forze dell'ordine, voleva parlarmi del caso, mi è sembrata una chiamata un po' strana". Vengono fuori anche da questa e altre intercettazioni di un anno fa, in cui Andrea Sempio si riferiva alle indagini del 2017, le presunte anomalie di quel primo fascicolo a suo carico che fu archiviato.
La Procura di Pavia, dopo gli atti trasmessi da Brescia un mese e mezzo fa, sta indagando su un sospetto "accordo" dietro compenso per favorire il commesso. E non è l'unica inchiesta ancora aperta sul caso Garlasco, perché i pm pavesi stanno ricostruendo pure omissioni e errori del Ris di quasi vent'anni fa e che avrebbero danneggiato Alberto Stasi, pronto a chiedere ora la revisione della sua condanna.
Dalle migliaia di pagine di atti del nuovo procedimento sull'omicidio di Chiara Poggi sono emersi già almeno cinque elementi che gettono ombre sull'operato degli ex investigatori del Reparto dell'Arma, diretto in quegli anni da Luciano Garofano, e su cui la Procura, guidata da Fabio Napoleone e con l'aggiunto Stefano Civardi, sta facendo accertamenti, sempre con i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano.
Ci sono quei due esiti nulli sul Dna sui pedali che era stato attribuito a Chiara, del 20 settembre 2007, quattro giorni prima del fermo di Stasi, e che non vennero mai inseriti nel fascicolo. Ma anche un appunto, sempre rintracciato nel faldone originale del Ris acquisito dai pm, che dimostrerebbe che il capitano Alberto Marino avrebbe anche nascosto un test negativo sulla presenza di sangue in quel profilo genetico. E ancora, le analisi su un altro Dna maschile sui pedali rimaste fuori dalle carte del processo Stasi.
Gli inquirenti, inoltre, ipotizzano uno scambio tra i "campionamenti" del Dna sul cucchiaino della colazione della 26enne con quello dei pedali. E hanno trovato pure una sorta di valutazione psicologica sull'allora studente bocconiano che non era stata autorizzata dalla pm di Vigevano Rosa Muscio. In questo nuovo fascicolo si valutano ipotesi di depistaggio e falso, anche sui recenti verbali per le versioni rese dagli ex investigatori.
Nel frattempo, sul fronte della presunta corruzione in atti giudiziari e di quelle movimentazioni di soldi cash da parte della famiglia Sempio ("era denaro per gli avvocati", hanno messo a verbale) per circa 45mila euro undici anni fa, il gip di Brescia archiviando la posizione dell'ex procuratore di Pavia Mario Venditti ha parlato di un possibile "accordo collocato al livello della polizia giudiziaria", oppure di "un millantato credito consumato ai danni degli stessi Sempio".
La posizione del già indagato Giuseppe Sempio è passata da Brescia a Pavia, dove al vaglio ci sono anche quella del figlio Andrea ("nessuna iscrizione suscettibile di comunicazione", la risposta sibillina, come prevedono le norme, della Procura alla difesa che ha chiesto se fosse già indagato), di tre suoi ex legali, tra cui l'avvocato Massimo Lovati, e di quattro carabinieri, tra cui gli ormai noti Giuseppe Spoto e Silvio Sapone.
L'ipotesi di reato potrebbe passare da corruzione a induzione indebita, ossia la vecchia concussione. Tra i punti oscuri dell'inchiesta del 2017 ci sono intercettazioni trascritte in modo incompleto, contatti irrituali tra quei carabinieri della polizia giudiziaria e Sempio e omissioni sui tabulati. Nel novembre 2025, il 38enne, intercettato, diceva: "Non vorrei che davvero Soldani (ex legale) abbia avuto dei contatti con Sapone oltre quelli che so io, non vorrei che avesse davvero recuperato delle carte, qualcosa...".