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iOS 27, come nascondere le ricerche recenti su Safari
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A partire da quest’anno con iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27, l’app Safari di Apple – tra le altre cose – mette a disposizione una nuova sezione chiamata Ricerche recenti che raccoglie per l’appunto tutte le schede aperte di recente e, tramite l’IA, le organizza in base agli argomenti.
Se da un lato tutto questo può essere anche comodo, dall’altro mette in chiaro le proprie abitudini di navigazione. Non è necessariamente un problema se si tratta di un dispositivo personale; ma se siamo soliti cederlo o prestarlo anche solo temporaneamente ad altri componenti della famiglia e si vogliono mantenere queste informazioni riservate, sappiate che per fortuna c’è un modo per disattivare completamente la nuova funzione oppure nascondere soltanto argomenti specifici.
Come dicevamo questa nuova funzionalità sfrutta Apple Intelligence per riconoscere il contenuto delle pagine aperte e raggruppare quelle che riguardano uno stesso tema.
Per esempio, se durante una ricerca sull’acquisto di un televisore apriamo diverse pagine dedicate a modelli, caratteristiche tecniche e recensioni, Safari può riconoscerle e inserirle in un unico gruppo, assegnandogli anche un nome pertinente.
Questi gruppi vengono poi mostrati direttamente nella pagina iniziale di Safari attraverso schede di grandi dimensioni.
Con un semplice click sopra uno di questi nuovi raggruppamenti fatti dall’IA si possono riaprire tutte le pagine appartenenti a quel determinato argomento senza più doverle ripescare una per una dalla cronologia di navigazione.
Se invece si desidera consultare soltanto una delle pagine presenti nel gruppo si può selezionare il pulsante a forma di pillola con l’indicazione del numero di schede (per esempio “5 schede”): Safari mostrerà così l’elenco completo dei siti inclusi nell’argomento e da lì si può scegliere poi quale aprire.
Nonostante la sua utilità, questa funzione potrebbe sollevare qualche dubbio sul fronte della privacy. Le schede e gli argomenti visitati vengono infatti mostrati direttamente nella pagina iniziale del browser, rendendo potenzialmente visibili le proprie attività di navigazione a chi utilizza lo stesso dispositivo o si trova nelle vicinanze.
Il problema riguarda anche i nomi assegnati automaticamente ai gruppi e le relative icone dei siti web, che potrebbero rivelare informazioni sulle ricerche effettuate.