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Nuovo Codice della Strada: le associazioni di ciclisti e pedoni chiedono lo stop alla riforma
Distanza minima inderogabile di un metro e mezzo dai ciclisti e forte critica alla nuova disciplina sugli attraversamenti pedonali. La rete Rime presenta le sue obiezioni alla Camera.
La riforma del Codice della strada finisce al centro di un’accesa polemica promossa dalle organizzazioni della società civile impegnate nella sicurezza stradale. Riunite nella Rete italiana mobilità equa (Rime), 42 associazioni hanno presentato alla Camera dei Deputati una richiesta formale al Governo per sospendere l’iter del provvedimento e riaprirne la discussione. Il centro della contestazione è rappresentato dallo schema del decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 ottobre e allo stato attuale all’esame delle commissioni parlamentari.
Le critiche delle associazioni, tra cui il Movimento Diritti dei Pedoni, la FIAB e la Fondazione Lorenzo Guarnieri, evidenziano una profonda divergenza sull’impostazione concettuale del provvedimento. Sulla visione strategica del decreto è intervenuta Francesca Chiodi, presidente del Movimento Diritti dei Pedoni e portavoce di Rime, la quale ha dichiarato:
Stiamo riscrivendo le regole della mobilità italiana partendo dalla domanda sbagliata: come far circolare i veicoli, anziché come far muovere le persone.
Secondo quanto dichiarato dalle associazioni coinvolte, le nuove norme – se approvate integralmente – darebbero priorità alla libera circolazione dei veicoli e delle merci, subordinando ad essa la tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza.
Uno dei punti maggiormente dibattuti è la nuova disciplina degli attraversamenti pedonali, che imporrà (ricordiamo che attualmente non è in vigore) a chi si trova sulle strisce di accertarsi preventivamente di essere stato visto dal conducente prima di impegnare la carreggiata. Le associazioni sottolineano come tale norma trasformi un diritto in una concessione, risultando di difficile applicazione per bambini, anziani e persone con disabilità.
Per quanto concerne i ciclisti, viene contestato il sorpasso degli stessi con distanza minima di un metro e mezzo vincolata alla clausola “ove possibile”. Le associazioni chiedono invece che il rispetto della distanza diventi un obbligo assoluto ed inderogabile, indipendentemente dalla tipologia della strada e dalle condizioni di traffico.
Per quanto riguarda la velocità massima, Rime richiede l’adozione dei 30 km/h come limite ordinario nelle strade urbane, criticando i nuovi ostacoli burocratici posti ai Comuni. A sostegno della prevenzione si è espresso Stefano Guarnieri, presidente della Fondazione Lorenzo Guarnieri, che ha affermato:
Ogni morte sulla strada è una sconfitta della prevenzione, non una fatalità inevitabile.
La rete contesta inoltre l’allentamento delle sanzioni per gli eccessi di velocità in città e il dimezzamento a 45 giorni dei tempi per la notifica dei verbali. La rete chiede anche che la legge di bilancio stanzi risorse finanziarie adeguate per il trasporto pubblico locale e il piano nazionale per la mobilità ciclistica. Suscita infine forte preoccupazione il ridimensionamento dell’autonomia degli enti locali nella gestione del traffico e delle ZTL. Sul punto è intervenuto Marco Granelli, assessore alle Opere pubbliche del Comune di Milano e componente del tavolo dell’Anci, che ha dichiarato: