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Tata sviluppa batterie LFP proprie per dipendere meno dalla Cina
La divisione batterie del Tata Group, Agratas, ha avviato lo sviluppo di celle LFP proprietarie destinate al suo stabilimento indiano. La decisione arriva dopo l'inasprimento dei controlli cinesi sull'esportazione delle conoscenze necessarie alla produzione: anziché acquisire processi già collaudati da fornitori esterni, l'azienda dovrà quindi progettare e validare internamente una parte essenziale della tecnologia.
Il programma sarà sostenuto da una struttura sperimentale nello stabilimento di Sanand, nello Stato del Gujarat. Qui Agratas sta allestendo una linea pilota sulla quale mettere a punto i processi produttivi, verificare le prestazioni delle celle e preparare l'eventuale passaggio alla fabbricazione su scala commerciale. Il gruppo di lavoro comprende ingegneri provenienti da India, Corea del Sud e Cina.
Il cambio di strategia espone Tata a tempi di sviluppo più lunghi e a investimenti iniziali superiori, ma rafforza la sua autonomia tecnologica in una filiera dominata dai produttori asiatici. Una dinamica analoga, pur in un settore differente, emerge nel progetto di ByteDance per sviluppare CPU IA proprie e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti: aziende e gruppi industriali stanno internalizzando competenze considerate strategiche quando licenze e trasferimenti tecnologici diventano meno prevedibili.
L'approccio alle batterie al litio-ferro-fosfato è diverso da quello scelto per le celle NMC, basate su nichel, manganese e cobalto. Per queste ultime Agratas utilizzerà tecnologia concessa in licenza dalla giapponese Automotive Energy Supply Corp., una soluzione che dovrebbe consentire un avvio più rapido. La produzione indiana delle celle NMC rimane prevista per l'inizio del 2027, mentre il programma LFP non dispone ancora di una data commerciale definita.
Le batterie LFP offrono generalmente costi più contenuti, una buona stabilità termica e una durata elevata, caratteristiche adatte ai sistemi di accumulo di rete. In India la crescita delle fonti rinnovabili aumenta la necessità di impianti capaci di immagazzinare energia e restituirla quando la produzione solare o eolica diminuisce, riducendo gli squilibri della rete elettrica.
A sostenere la ricerca sarà anche un nuovo centro di Bengaluru, al quale Agratas destinerà oltre 400 milioni di dollari. La struttura lavorerà sulle celle LFP e su altre chimiche, fornendo le competenze necessarie per passare dai prototipi a prodotti ripetibili industrialmente. La fase più delicata riguarderà proprio la resa produttiva: una cella valida in laboratorio deve poter essere fabbricata in grandi volumi mantenendo qualità, sicurezza e costi competitivi.
Per Tata, il programma di Sanand rappresenta dunque una scommessa industriale di lungo periodo. Il successo dipenderà dalla velocità con cui la linea pilota produrrà risultati utilizzabili, dalla capacità di contenere gli extra costi e dal rispetto delle scadenze degli altri impianti. Se la tecnologia raggiungerà la scala commerciale, il gruppo potrà controllare una quota maggiore della propria filiera e fornire batterie progettate localmente al mercato energetico indiano.
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